I promotori della protesta hanno occupato in modo simbolico un distributore di carburanti: ecco perché

In Croazia i possessori di auto elettriche stanno mettendo in scena una vera e propria rivolta. Stanchi dei continui soprusi che sono costretti a subire da parte degli automobilisti alla guida delle auto tradizionali, hanno deciso di occupare una pompa di benzina per alcune ore. Proprio per far capire la frustrazione che provano quando si recano presso una colonnina pubblica di ricarica e la trovano occupata da un'auto a motore termico

What Led Croatian EV Owners To Plan
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InsideEVs.com ha raccontato l'accaduto nel pezzo "La vendetta delle EV" e, a seguito proprio di quell'articolo e degli appunti ricevuti da parte di automobilisti diligenti, ha parlato con Igor Kolovrat, uno dei 15 protagonisti della protesta. Kolovrat ha spiegato che la situazione in Croazia è paradossale. La legislazione sulle sanzioni per chi occupa abusivamente gli spazi dedicati alla ricarica è carente e le autorità non sembrano avere interesse a colmare il vuoto normativo.

Così, come spiega lo stesso Kolovrat, "ogni volta che si trova una colonnina inagibile per la presenza di una vettura tradizionale chiamiamo la polizia, ma la risposta è sempre la stessa: non ci sono norme a riguardo e quindi non possiamo fare nulla". Oltre al danno la beffa, se si pensa che Kolovrat ha installato quasi tutte le colonnine di ricarica presenti in Croazia, donandone addirittura una che ha piazzato davanti alla casa natale di Nikola Tesla, nella città di Smiljan. "Guardate il paradosso - spiega - non posso ricaricare neanche alle colonnine che ho installato".

Fotogallery: In Croazia una protesta a sostegno dell'auto elettrica

La "linea morbida" non ha dato risultati

Alla luce dei fatti, in Croazia si può parcheggiare ovunque ci sia una colonnina passando impuniti. Anzi, sono posti ambiti. Infatti si sono registrati parecchi incidenti. Soprattutto presso la stazione di Tesla Supercharger di Zagabria, dove alcuni possessori di vetture elettriche della Casa californiana sono stati aggrediti da automobilisti locali. Ma i casi di intimidazione non si contano: come dimostra il parcheggio "abusivo" della vettura della Federazione Nazionale Judo, che il conducente non ha spostato nemmeno dopo insistenti richieste.

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La protesta messa in atto dai proprietari di auto elettriche in Croazia è stata assolutamente pacifica. La "performance" - come è stata definita dai partecipanti - non ha visto nessuno avere comportamenti tali da alzare la tensione, anzi.

Ma, alla luce di quanto detto, è sembrata ai possessori di auto elettriche l'unico modo rimasto per far valere le proprie ragioni. Il comportamento è stato in effetti esemplare. "Abbiamo occupato il distributore di benzina per soli 6 minuti - ha sottolineato Kolovrat - e ognuno di noi ha acquistato qualcosa alla stazione di servizio. Abbiamo avuto il giusto riscontro mediatico non per il tempo passato lì, ma per aver chiamato in anticipo i media"

 

Questione di lobby?

Come già accennato, e come sottolinea Kolovrat, questo evento si è svolto a Zagabria e più precisamente presso una stazione di servizio INA nel centro della città. "INA è una società croato-ungherese che ignora attivamente i cambiamenti climatici e influenza fortemente l'opinione pubblica croata ci sono interessi nel mantenere la Croazia dipendente dai combustibili fossili il più a lungo possibile. Quest'anno, il governo ha assegnato concessioni di perforazioni petrolifere in nuove aree"

Non è tutto: "Il più grande nemico di tutte le iniziative per la mobilità elettrica è la società che gestisce la rete elettrica statale, HEP, la più grande e influente azienda della Croazia, che ignora le nostre attività o ci ostacola apertamente: i caricabatterie funzionano in modo discontinuo, spesso non funzionano proprio, il costo per la connessione di rete costa più del caricabatterie stesso...”

Per una società che in teoria vive vendendo elettricità, è strano che HEP non favorisca i veicoli elettrici. Secondo Kolovrat, dipende dal fatto che governo croato favorisce apertamente il petrolio: “Le tariffe di connessione costano il doppio rispetto al caricabatterie stesso, da circa 250 a 300 euro/kWh. E ci vuole molto tempo. Per questo motivo, nel 2015 ho dovuto cercare altre soluzioni" 

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"Grazie a HEP - conclude Kolovrat - sono stato costretto a innovare e ho realizzato la prima stazione di ricarica solare con batterie di accumulo. Inoltre, ricordo bene il mio primo incontro con il consiglio di amministrazione di HEP, nel 2013, quando ho presentato loro il progetto. Erano semplicemente ostili".