Intervista al deputato M5S Giuseppe Chiazzese, autore dell’emendamento che ha tagliato la soglia di emissioni per accedere ai bonus

Sta facendo parlare l’intervento sull’ecobonus arrivato con un emendamento al Milleproroghe. La modifica, lo ricordiamo, abbassa il tetto massimo delle emissioni di CO2 delle auto che possono beneficiare dell’incentivo, da 70 a 60 grammi/km. Per approfondire la ratio dell’operazione - e affrontare i temi caldi per la mobilità elettrica - ci siamo rivolti direttamente all’autore dell’emendamento, il deputato M5S Giuseppe Chiazzese.

Originario di Corleone, Chiazzese si riconosce nella definizione di “pioniere della mobilità a zero emissioni”. Cinque anni fa ha dotato infatti la sua attività di un furgone elettrico e subito dopo ha comprato la sua prima auto a batteria. “Ho contribuito subito alla diffusione della eMobility anche tra i miei concittadini”, scherza l’esponente 5 Stelle, “in un Paese siciliano con 10.000 abitanti ci sono 12 auto elettriche. Non è una cosa affatto scontata”.

Il suo emendamento di fatto esclude che possano accedere agli incentivi le ibride non plug-in, anche quelle di nuova generazione come la prossima Yaris. È per evitare che assorbano tutte le risorse o c’è sotto un piano più strutturato?

L’ecobonus a mio avviso deve incentivare di anno in anno auto sempre meno inquinanti, per orientare il mercato e i cittadini a scegliere veicoli che emettano sempre meno CO2, il parametro oggettivo che abbiamo scelto. L’obiettivo deve essere quello di ridurre progressivamente la soglia di accesso al bonus fino a incentivare solo le elettriche. Noi vogliamo decarbonizzare del tutto i trasporti. Le full hybrid sono auto che già vendono molto e non hanno bisogno di ulteriori agevolazioni, è naturale quindi puntare a incentivare le vetture più virtuose e meno diffuse. Se avessimo già questi numeri sulle elettriche pure non ci sarebbe neanche bisogno dell’ecobonus. Tutto ciò che può incentivare l’acquisto di un’auto elettrica a scapito di una che emette CO2 va fatto. Con il clima non si può scherzare.

Al di là del costo di ingresso, come sottolineato anche da Motus-E in Parlamento, sarebbe importante intervenire anche sul nodo tariffe di ricarica...

Assolutamente, è un tema da affrontare appena possibile perché un’automobilista che si impegna per scegliere l’elettrico non può dover spendere per il rifornimento quanto per la benzina o il diesel. Bisogna trovare una quadra e avviare delle interlocuzioni con l’Autorità per l’energia per capire quanto si può riuscire a incidere sul prezzo della ricarica pubblica. Non solo, perché in ambito domestico c’è anche la questione dei POD diversi tra casa e garage su cui porre l’attenzione. Ho già cominciato a muovermi su questi temi e confido di coinvolgere anche tanti colleghi.

Giuseppe Chiazzese

Ha accennato alla ricarica domestica, secondo lei si potrebbe fare qualcosa in più anche sul fronte degli incentivi per installare i wallbox?

Sicuramente va fatto qualcosa di più, anche questo incentivo va migliorato ulteriormente. Le detrazioni attuali sono ancora troppo poco allettanti per molti cittadini che sarebbero interessati. Vedremo se riusciremo a inserire qualcosa al riguardo nei prossimi provvedimenti.

Restiamo sul tema agevolazioni, in questo caso “soft”. Sta tornando d’attualità il tema delle ZTL, qual è la sua visione su questo argomento?

Capisco che i sindaci vogliano la loro libertà nel decidere chi far entrare nelle ZTL, ma ritengo che l’apertura alle elettriche, o magari una norma stringente parametrata sulle emissioni di CO2, sia una soluzione valida. Si potrebbe anche prevedere una durata di 5 anni, con un successivo aggiornamento più restrittivo, un po’ come fatto in Norvegia. La possibilità per le full electric di entrare nelle ZTL però è uno stimolo importante a cui non bisogna rinunciare.

Veniamo infine al capitolo autostrade. Cosa si sta facendo su questo fronte?

Quello dei punti di ricarica lungo la rete autostradale è un altro punto fondamentale. Un automobilista non acquista un’auto se non si sente “sicuro” nelle trasferte più lunghe, anche se poi magari non le farà mai. Il solo fatto di sentirsi in qualche modo limitato incide pesantemente sulla scelta. Anche su questo tema c’è quindi molto da lavorare e io ho depositato proprio nelle scorse settimane alla Camera un’interrogazione rivolta al ministro dei Trasporti per capire lo stato dell’arte della situazione. Qualcosa si sta muovendo, i concessionari hanno iniziato a lavorare in questo senso e sono stati presentati diversi progetti per l’installazione di colonnine fast. È una questione importantissima, anche perché c’è una direttiva europea (la Dafi, ndr) che abbiamo recepito e dobbiamo mettere in pratica.