L’Agenzia europea dell’ambiente certifica la riduzione degli NO2 in tutto il Vecchio Continente: i dati su Italia e Spagna

Anche i più “diffidenti” ormai non possono più metterlo in dubbio: lo stop al traffico per il Coronavirus ha contribuito ad un netto miglioramento della qualità dell’aria. Dopo il report SNPA che ha certificato un sostanziale dimezzamento degli NO2 nella Pianura Padana, infatti, ora è l’Agenzia europea per l’ambiente (AEA) a confermare il calo delle concentrazioni di inquinanti non solo in Italia, ma in tutto il Vecchio Continente.

“I nostri dati”, spiega il direttore esecutivo dell’Agenzia, Hans Bruyninckx, “mostrano un quadro accurato della diminuzione dell’inquinamento, specialmente per via della riduzione del traffico urbano”. Ma vediamo qualche esempio concreto nelle città dei due Paesi Ue finora messi più duramente alla prova dal dramma del Coronavirus: Italia e Spagna.

Città per città

A Milano, secondo l’analisi AEA, la concentrazione media di NO2 nelle ultime quattro settimane è stata più bassa di almeno il 24% rispetto alle quattro settimane precedenti. Inoltre, la concentrazione media nella settimana dal 16 al 22 marzo è stata del 21% più bassa rispetto alla stessa settimana del 2019.

A Roma, invece, i dati indicano una concentrazione media di NO2 del 26-35% inferiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre a Bergamo, città tra le più colpite dall’emergenza sanitaria, si parla di una flessione rispetto al 2019 di circa il 47%.

Sempre guardando alla settimana 16-22 marzo, a Barcellona l’AEA registra un passo indietro degli NO2 del 40% rispetto ai sette giorni precedenti e del 55% rispetto alla stessa settimana del 2019, mentre a Madrid la contrazione è rispettivamente del 56% e del 41%.

Inquinamento e salute

“L'esposizione all'inquinamento atmosferico può portare a effetti negativi sulla salute, comprese le malattie respiratorie e cardiovascolari”, ricorda infine l’Agenzia, osservando che “diverse autorità sanitarie hanno messo in guardia che i cittadini con determinate condizioni preesistenti, come malattie respiratorie pregresse, potrebbero avere una maggiore vulnerabilità rispetto al Covid-19”.

Ad ogni modo, precisa l'AEA, “non è chiaro al momento se una continua esposizione all’inquinamento atmosferico possa peggiorare le condizioni di coloro che sono stati infettati dal virus” e “sono necessarie ulteriori ricerche epidemiologiche per rispondere a queste domande”.

Non abbassare la guardia

“Affrontare il problema della qualità dell'aria a lungo termine richiede politiche ambiziose e investimenti lungimiranti”, conclude il numero uno dell’agenzia Bruyninckx, “l'attuale crisi e i suoi molteplici impatti sulla nostra società lavorano contro ciò che stiamo cercando di raggiungere, che è una transizione giusta e ben gestita verso una società resiliente e sostenibile”.

In Italia la promessa del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, è di non indietreggiare sui temi ambientali. L’auspicio è che possa essere davvero così.