L’idea della startup britannica Deep Branch diventa realtà: purificare le emissioni industriali e produrre proteine per gli allevamenti

Quando si parla di emissioni di CO2, le automobili sono il primo responsabile a cui si pensa. Ma il discorso in realtà è più complesso e per raggiungere una completa decarbonizzazione ci sono anche altri settori chiave attraverso cui passare.

Come quello degli allevamenti, che secondo il report di Greenpeace “Foraggiare la crisi. In che modo la zootecnica europea alimenta l’emergenza climatica” è responsabile del 17% delle emissioni di CO2 nell’Unione europea. Una quota persino più alta di quella delle auto. Come si potrebbe intervenire? Una risposta arriva da Oltremanica.

Vantaggi per tutti

Una startup britannica ha ottenuto infatti un finanziamento di 8 milioni di euro per portare a compimento il suo progetto per la trasformazione dell’anidride carbonica in proteine da usare nell’alimentazione animale. Si chiama Deep Branch e ha ideato un meccanismo di produzione simile a quello della birra, in cui il carbonio e l’idrogeno subiscono un processo di purificazione e di fermentazione. Il risultato? Una proteina da essiccare e convertire in pellet per nutrire gli animali.

Il riciclo della CO2 industriale contribuirebbe quindi a ridurre l’uso delle altre fonti di alimentazione, come la soia e la farina di pesce, e darà una mano anche alla lotta contro la deforestazione e la diminuzione di biodiversità. Ne è sicuro Peter Rowe, co-fondatore di Deep Branch. “I vantaggi di questo modello di produzione sono molti”, ha spiegato al Guardian, “possiamo produrre proteine di alta qualità senza usare pesci o terreni coltivabili”.

Una fonte di cibo che, sempre secondo Rowe, non dipenderà dalle stagioni o dal clima e che avrà costi inferiori rispetto ad altri cibi alternativi per animali, come gli insetti. La startup promette che comincerà la vendita di mangimi per polli e salmoni entro l’estate.

Un’idea che piace

L’iniziativa di Deep Branch ha già trovato diversi sostenitori, come Piers Hart, responsabile dell’acquacoltura per il Wwf: "Questi processi che utilizzano materiali in eccesso come l’anidride carbonica non causano deforestazione o perdita di biodiversità e non hanno bisogno di acqua dolce o fertilizzanti. Ci auguriamo che la domanda di questa proteina aumenti e ne riduca il prezzo, così la gente potrà dire che, nonostante sia leggermente più costosa, è molto meglio per il pianeta".

La startup ha ricevuto anche il sostegno delle principali aziende di mangimi per animali in Europa, come BioMar e AB Agri, e fra poco costruirà il suo primo impianto di produzione commerciale in Norvegia. Da Oltremanica arriva una nuova arma per combattere l’anidride carbonica a tutto tondo.