L’appuntamento più importante sarà a novembre, quando i potenti del mondo si riuniranno alla COP26 di Glasgow per stabilire come muoversi per contenere il riscaldamento globale.

Ma Stati Uniti e Cina hanno deciso di giocare d'anticipo e “cooperare tra loro e altri Paesi per affrontare la crisi” già da ora, come si legge nella nota rilasciata dopo il summit a Shanghai tra l’inviato statunitense John Kerry e il suo collega cinese Xie Zhenhua.

Basta gas serra

In cosa consiste questa cooperazione? La prima sfida è dare più forza agli accordi di Parigi del 2015, in cui Biden, a differenza del suo predecessore, crede fermamente. Usa e Cina ricordano che uno degli obiettivi più importanti firmati all’ombra della Torre Eiffel è mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi, limitandolo possibilmente a un massimo di 1,5.

Ecco perché, nel lungo periodo, i due Paesi coopereranno non solo per costruire tecnologie amiche delle energie rinnovabili e della decarbonizzazione, ma anche per ridurre le emissioni di metano e altri gas serra diversi dalla CO2. Il primo passo sarà convertire le rispettive aviazioni nazionali al green. Sempre a tema verde, anche l’agricoltura e il resto dei traporti dovranno essere ecosostenibili.

Fonti rinnovabili: eolico e solare

E intanto?

Nel frattempo, Stati Uniti e Cina adotteranno anche una serie di misure a breve termine. In particolare, entrambi i Paesi continueranno a ridurre gradualmente la produzione e il consumo di idrofluorocarburi, sostanze dannose per lo strato di ozono e nel mirino del protocollo di Montreal del 1988.

In attesa di prendere l’aereo per la Scozia, i big del mondo si incontreranno già il 22 e il 23 aprile in un vertice sul clima. L’obiettivo è ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Ma se da una parte si discute di decarbonizzazione, dall'altra si ipotizza la costruzione di nuove centrali elettriche a carbone.

Equilibri in discussione

In una bozza di 28 pagine della National Electricity Policy (NEP) dell'India, intercettata dalla Reuters, si legge infatti che “mentre il Paese è impegnato ad aumentare la propria capacità energetica attraverso fonti non fossili, potrebbe essere ancora necessario creare centrali a carbone, perché continuano a essere la fonte più economica”.

Per ora, nulla di definitivo e in ogni caso la garanzia è che le tecnologie usate sarebbero più efficienti e molto meno impattanti di quelle attuali. Ma la decarbonizzazione sembra ancora lontana in India, dove tre quarti della produzione energetica dipendono dal carbone. E il rischio è che possa allontanarsi ancora.