L’inviato Usa per il clima, John Kerry, è volato direttamente da questa parte dell’Oceano per incontrare il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Tanti gli argomenti sul tavolo: dai negoziati della Conferenza sul clima, al G20, passando per il Pnrr italiano.

Gli obiettivi sono sempre gli stessi: limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5 gradi e puntare alla totale decarbonizzazione entro il 2050. Il messaggio però è che tutto il mondo deve unire le forze, ancora di più rispetto a ora.

“Una collaborazione poderosa”

Dopo il benvenuto e la chiacchierata con l’ospite, Cingolani ha spiegato le prossime strategie: “Abbiamo avuto l’onore di avere con noi mr Kerry, con il nuovo corso degli Usa per la difesa dell’ambiente. Abbiamo parlato di scenari visionari, ma anche del presente e degli impegni che ci aspettano nei prossimi mesi in relazione a G20, COP26. Abbiamo un’agenda molto fitta – ha continuato –, e questo credo fermamente sia l’inizio di una collaborazione poderosa tra l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti”.

Kerry, spiegano dal ministero, ha sempre voluto confrontarsi con gli altri Stati per concordare le cose da fare. E l’Italia era in cima alla lista dei Paesi con cui parlare prima della COP26, che si terrà in Scozia il prossimo autunno. “L’incontro con il ministro Cingolani – ha affermato l'uomo "green" di Biden – è stato molto costruttivo. Entrambi ci troviamo in pieno accordo sull’urgenza di muoversi rapidamente da qui fino agli incontri di Glasgow a novembre, portando i Paesi al tavolo delle trattative e a fare di più. Quella che stiamo affrontando è una crisi planetaria e bisogna fare presto”.

Fatti, non parole

Per rispettare la tabella di marcia fissata negli accordi di Parigi del 2015, tutti gli Stati dovranno “continuare a ridurre le emissioni in atmosfera”, perché “non è abbastanza dire che lo faranno entro il 2050”. Insomma, l’ammonimento di Kerry è: servono fatti, non parole, perché “quella che stiamo affrontando è una crisi planetaria e bisogna fare presto”. Ma lo special envoy americano è sicuro: “Insieme riusciremo a portare avanti un’opera di persuasione dei nostri colleghi in tutto il mondo”.

“Quindi – ha proseguito – siamo perfettamente in accordo  e crediamo che sia una strategia a tutto campo, non una soluzione singola, che possa risolvere questa crisi. È un approccio multiplo, che include diverse risorse come carburanti, fonti energetiche e in particolare richiede di negoziare con l’industria pesante, una componente molto complicata, ma estremamente importante all’interno di questo contesto”. Sul clima, gli Usa hanno già raggiunto un primo importante accordo con la Cina, mentre l’Europa procede spedita strada del Green Deal, anche con l'ultimo piano per l'inquinamento zero.