Evergrande New Energy Vehicle è nei guai. O meglio, è sempre più nei guai. La società, nota anche con il nome di Evergrande NEV o Evergrande Auto e divisione automotive dell'immenso gruppo immobiliare cinese Evergrande, stava già attraversando mesi burrascosi, che avevano portato a una perdita di circa il 90% del valore. 

Ma ora subisce ulteriori gravissime perdite proprio a causa del legame con la società immobiliare che la controlla e che è sommersa da una montagna di debiti (si parla di oltre 300 miliardi di dollari). La situazione è conseguenza della stagnazione del mercato immobiliare cinese e rischia addirittura di innescare una crisi irreversibile. 

La società, in una nota alla Borsa di Hong Kong, ha scongiurato la possibilità di finire in bancarotta, ma ha anche confermato l'enorme difficoltà del momento, ammettendo inoltre di aver messo in campo contromisure che non hanno dato i risultati attesi. La situazione della società ha portato a far segnare ieri un pesantissimo -8,61% che a trascinato con sé anche le controllate Evergrande Property (-7,42%) ed Evergrande Nev, che chiudendo con un terribile -17,28% rischia di affondare definitivamente mandando in fumo i progetti sull'auto elettrica.

Cosa stava accadendo

Fondata nel 2019 per sviluppare una gamma di auto elettriche che le permettessero in poco tempo di affermarsi tra le big asiatiche della eMobility, Evergrande Nev è ora davvero sull'orlo del baratro.

Se fallisse, si lascerebbe alle spalle un buco da 100 miliardi di dollari. Ora tutto dipende dalle volontà del fondatore Hui Ka Yan, uomo dalle risorse (non solo economiche) infinite e dal patrimonio personale superiore ai 13,8 miliardi di dollari. Ma chi c'è dietro?

Un progetto ambizioso

Evergrande Auto è una società facente parte dell’Evergrande Group, colosso cinese che opera nel settore immobiliare. La costola “automotive”, quando fu annunciata, due anni fa, destò un enorme interesse, tanto da arrivare ad aprile 2021 a una capitalizzazione di quasi 100 miliardi di dollari. Questo proprio perché alle spalle aveva un imprenditore di successo come Hui Ka Yan e una società, Evergrande Group, da 123.000 dipendenti e 76 miliardi di dollari di fatturato. 

Al Salone di Shanghai 2021 – che proprio lo scorso aprile si è tenuto – Evergrande Auto ha presentato anche alcune concept, tutte a marchio Kengchi, che avrebbero dovuto aprire la strada a una nuova gamma di auto a zero emissioni che in pochi anni avrebbe dovuto far diventare Evergrande Auto un vero e proprio punto di riferimento tra le vetture a batteria.

NEVS/Evergrande Protean Electric signing

Anche perché per lo sviluppo di motori elettrici, pochi mesi dopo la nascita, Evergrande Auto aveva già acquistato l'inglese Protean. In più, ciliegina sulla torta, la matita di Mike Robinson, designer di lunga data e di fama internazionale che avrebbe dovuto definire lo stile del brand. Le premesse per il successo sembravano esserci tutte. 

Una perdita del 90%

Dal Salone di Shanghai, evento durante il quale ha toccato il picco, le cose però hanno iniziato ad andare a rotoli: il titolo Evergrande Auto, quotato a Hong Kong, ha perso il 90% in poche settimane e la capitalizzazione della società, al momento, è di soli 10 miliardi di dollari.

Tutta colpa del fatto che Evergrande Group, che deteneva il 65% di Evergrande Auto, ha venduto buona parte delle azioni, incassando 1,4 miliardi di dollari, e ha annunciato di volerne vendere ancora. Una mossa quasi inspiegabile, ma soprattutto un segnale poco rassicurante che gli azionisti hanno visto come un tentativo da parte del fondatore stesso della società di voler alleggerire il portafoglio di un titolo in cui, forse, non riponeva più così tanta fiducia.

Xpeng P7

Il confronto con la concorrenza

Inoltre, le alternative sul mercato non mancavano. Da una parte c’era Evergrande Auto, che oltre a una lettera di intenti di Hui Ka Yan e una serie di aumenti di capitale che hanno portato dentro anche grossi fondi di investimento non aveva ancora un progetto strutturato agli occhi del mercato, dall’altra realtà come Xpeng e Li Auto che stavano crescendo con nuovi modelli e con progetti di espansione più concreti.

Insomma, tanti investitori hanno preferito dirottare i propri risparmi verso aziende almeno all'apparenza più solide e con un futuro più radioso. Evergrande Auto, così, si trova ora a navigare in acque a dir poco agitate. I prossimi mesi saranno cruciali. Hui Ka Yan riuscirà, come ha fatto in passato per numerosi altri progetti, a risollevare le sorti della società, o alzerà bandiera bianca aprendo la strada al flop di una delle più grosse e importanti startup cinesi dell'auto elettrica? Staremo a vedere.