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Stop benzina e diesel al 2035. Meloni, non ragionevole e lesivo
La presidente del Consiglio definisce la posizione dell'Italia: "Porrò la questione con forza" . Plauso dell'ACI

Fabio De Rossi 
Di: Fabio De Rossi
Aggiornato: 29 dic 2022 alle 18:34
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Ora la posizione è chiarissima: l'Italia non è affatto d'accordo con la fine della vendita di motori a combustione interna prevista dall'Ue per il 2035. A definire in modo inequivocabile l'atteggiamento del nostro governo è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di fine anno.
Lo stop alla commercializzazione delle automobili benzina e diesel "non lo considero ragionevole, lo considero profondamente lesivo per il nostro sistema produttivo. Mi pare ci sia una convergenza abbastanza trasversale su questo a livello italiano e intendo utilizzare quella convergenza per porre la questione con forza", ha detto Meloni.
Scetticismo tricolore
Del resto, che questo governo e il precedente nutrissero scarsa simpatia per la scelta dell'Unione europea, legata al programma Fit for 55, si era già capito da tempo, almeno a rileggere le dichiarazioni di ministri ed esponenti delle forze politiche.
L'ultima presa di posizione, in ordine di tempo è stata quella del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che all'ultimo Consiglio Ue di settore, il 5 dicembre scorso, aveva bollato lo stop del 2035 come frutto di "integralismo pseudo-ambientalista", ribadendo che "mettere fuori legge le auto a benzina e diesel dal 2035, chiedendo nel contempo di passare all’Euro 7 dal 2025, non ha nessun senso economico, ambientale e sociale”. Con il rischio di “lasciare in mezzo alla strada decine di migliaia di operai”.
La decisione dell'Ue non è mai andata giù a Salvini (che in campagna elettorale aveva proposto un irrealizzabile referendum per bloccarla), dal momento che, a suo giudizio, in questo modo l'Europa si "legherebbe mani e piedi alla dittatura cinese", con il Paese asiatico più avanti sulla via dell'elettrico e quasi monopolista nel trading delle materie prime necessarie alla costruzione dei pacchi batteria.
Anche nel precedente governo Draghi era emersa con sufficiente chiarezza la contrarietà dell'Italia allo stop del 2035. In maniera più decisa da parte dell'ex ministro delle Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti (ora titolare del dicastero dell'Economia) e, in modo più articolato, da parte dell'ex ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, secondo il quale non aveva senso 'tecnico' puntare tutto sull'elettrico, così come il provvedimento europeo lascia intendere.
Se anche l'Ue avanza riserve
Che qualcosa non torni appare poi chiaro dalle parole di Thierry Breton, commissario Ue al Mercato interno e all'Industria, cioè un membro dell'organo che ha proposto la misura, poi approvata dal Parlamento e dal Consiglio Ue.
Breton, in una lunga intervista ad alcuni quotidiani internazionali (tra cui il Corriere della Sera) aveva espresso forti preoccupazioni per le ricadute a livello occupazionale dello stop, chiedendo la predisposizione di un Fondo comunitario e annunciando una prima revisione della disciplina al 2026 per monitorare lo 'stato dell'arte' della transizione.
Vedi tutte le notizie su Il 2035, l'anno della discordia nell'Europa dell'auto
La soddisfazione dell'ACI
In una nota diffusa in serata, il presidente dell'ACI, Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani, rivolge “un plauso al coraggio e alla chiarezza del premier Giorgia Meloni, che afferma con nettezza una verità ormai diventata verificabile da chiunque. Ovvero, che la messa al bando delle vetture endotermiche nel 2035 appaia una scelta davvero poco sensata”.
“Già dal 2019, durante l'annuale Conferenza nazionale del traffico", sottolinea Sticchi Damiani, "l'Automobile Club d'Italia aveva lanciato lo stesso monito, più volte ribadito in questi anni e in tutte le occasioni e sedi possibili. Ci sono adesso le condizioni di scenario per poter ragionare e rivedere finalmente quella scadenza e le politiche che l'hanno generata, pur mantenendo l'obiettivo della riduzione delle emissioni climalteranti e del raggiungimento della massima sostenibilità ambientale, nell'interesse non solo del comparto automotive nazionale ma anche dei cittadini italiani”.
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