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Cosa rischia l’auto europea con il nuovo Trump
The Donald minaccia dazi alle importazioni dall’Europa e, intanto, cancella gli obiettivi sui veicoli elettrici: il punto

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Riccardo Ciriaco 
Di: Riccardo Ciriaco
21 gen 2025 alle 12:09
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Giusto il tempo di digerire il lauto pranzo inaugurale in Campidoglio. Poi il reinsediato presidente statunitense Donald Trump prende di mira le politiche sull’auto elettrica dell’uscente amministrazione Biden e le importazioni di veicoli dall’estero, Europa compresa.
“Eliminare il ‘mandato sui veicoli elettrici (EV)’ e promuovere una vera scelta da parte dei consumatori”, è infatti uno degli ordini esecutivi emessi dalla Casa Bianca durante l’Inauguration Day.
Il riferimento è all’obiettivo – non vincolante – di portare le vendite di auto elettriche al 50% del mercato entro il 2030, previsto dall’ex inquilino allo Studio Ovale. Target che, da adesso, rimarrà lettera morta. Nel mirino del tycoon finiscono anche gli incentivi (fino a 7.500 dollari) all’acquisto di vetture a batteria e i bonus all’installazione delle colonnine di ricarica.
“Tutte le agenzie – si legge ancora – dovranno immediatamente sospendere l’erogazione dei fondi stanziati tramite l’Inflation Reduction Act del 2022 (legge pubblica 117-169) o l’Infrastructure Investment and Jobs Act (legge pubblica 117-58), inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, i fondi per le stazioni di ricarica per veicoli elettrici”.
Dito contro l’Europa
Sbrigate le faccende di casa, The Donald – come anticipato – guarda al di là dei confini. “Costruiremo auto negli Stati Uniti a una velocità che nessuno poteva sognare anni fa. Cominceremo subito a rivedere il sistema degli scambi commerciali per tutelare i lavoratori americani e le famiglie invece di tassare i nostri cittadini per arricchire altri Paesi”.
“Ci saranno dei dazi per gli Stati stranieri e, per questo motivo, istituiremo un sistema di tassazione estera. Nel nostro tesoro entreranno cifre molto grandi. Il sogno americano rivedrà la luce”.

Le auto premium tedesche erano finite nel mirino di Trump già in passato
Foto di: Motor1.com
Trump non lo specifica, ma fra gli “altri Paesi” ci sono pure quelli europei, contro i quali il presidente aveva puntato il dito già durante il primo mandato, paventando dazi del 25%; dieci volte l’attuale tassa del 2,5%. All’epoca non se ne fece nulla, ma ora, con l’Europa e gli stessi USA che si chiudono contro la potenziale invasione cinese, c’è solo da aspettare l’ufficialità. Tanto che, in questo momento, la Borsa di Milano riporta il segno “meno” per costruttori come Stellantis, BMW e Mercedes.
Sembra poi scontata la conferma degli altri dazi, quelli del 100% in vigore sulle auto elettriche made in China.
Tesla ringrazia
La domanda è: come si conciliano tutte queste iniziative col sodalizio con Elon Musk, ceo del più grande costruttore al mondo di vetture a batteria? Qui le considerazioni sono due. La prima è che Tesla resta un marchio molto forte e, probabilmente, sopravvivrà anche senza spinte normative. Anzi, la stretta potrebbe addirittura avvantaggiare la Casa, avanti sulla transizione rispetto alla concorrenza, che ora rischia di perdere definitivamente terreno.

Il robotaxi Tesla Cybercab
Foto Di: Motor1.com

Gli interni, senza volante e pedali
La seconda riguarda i piani di Elon Musk e soci. Da tempo, infatti, l’auto elettrica ha perso centralità nelle strategie del costruttore, più interessato a robotica (si veda alla voce “Optimus”) e guida autonoma.
Proprio quest’ultima, secondo l’agenzia di stampa Bloomberg, sarà protagonista di una legge ad hoc promessa dal tycoon al supermanager. Il testo allargherà le maglie alla circolazione di veicoli come il robotaxi Cybercab. Perciò anche il patron di Tesla avrà da guadagnare dalla rielezione di Trump. Intanto l’Europa trema, con una sola speranza: i buoni uffici della premier italiana Giorgia Meloni.
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