Musk ha un piano folle per l’AI: farla lavorare fuori dalla Terra
Grok Bot cresce più veloce di ogni altro prodotto Musk, ma costa troppo: la risposta sarebbe spostare il calcolo dell'AI in orbita
Grok Bot corre più veloce di qualsiasi altro prodotto lanciato finora da Elon Musk. Il problema? Farlo funzionare costa un'enormità. A confermarlo è stato lo stesso Musk, il 1° novembre su X: "Il costo di gestione di Grok Bot era insostenibilmente alto rispetto ai ricavi".
Eppure gli utenti continuano ad arrivare: a inizio ottobre quelli paganti settimanali erano circa 800.000, più del doppio rispetto al periodo precedente. Una crescita che fa gola, ma che presenta anche un conto sempre più salato. E mentre la spesa per alimentare l'AI sale, SpaceX guarda già oltre: portare parte della potenza di calcolo fuori dalla Terra, direttamente in orbita.
SpaceX e il calcolo orbitale: cosa ha detto Musk
Durante la presentazione dei conti trimestrali di SpaceX, a metà ottobre, Musk ha definito Grok Bot "la crescita più rapida di un prodotto" mai vista. Gli utenti attivi giornalieri sono saliti da meno di 100.000 a inizio settembre a oltre 600.000 a fine ottobre. Di solito un software nuovo rallenta dopo il debutto. Qui invece il ritmo continua ad aumentare per utente.
Musk ha poi definito "spiccioli" il calcolo svolto oggi nei data center terrestri, confrontato con quello che SpaceX immagina in orbita. Attenzione però: è una previsione strategica, non la fotografia di un'infrastruttura già esistente. Nessun data center spaziale è oggi operativo. A voler finire lassù è l'inferenza AI, cioè l'esecuzione dei modelli che rispondono agli utenti.
Starlink
Orbital data center, fino a 1 milione di satelliti AI
Il progetto, descritto nella documentazione di SpaceX come Orbital Data Center system, prevede satelliti pensati per sfruttare due vantaggi che sulla Terra non si hanno: luce solare quasi costante per alimentare i chip e il vuoto dello spazio per raffreddarli. In questo modo si possono alleggerire i sistemi di raffreddamento a terra. SpaceX punta a dividere la capacità di calcolo a metà, tra uso interno e clienti esterni. La scommessa è che la domanda permetta di affittarla anche più volte.
Le tempistiche discusse finora restano solo obiettivi indicativi. Il gruppo indica che i primi satelliti potrebbero partire verso la fine del 2027, con una crescita a scala significativa attesa soltanto nel 2028. L'ampliamento successivo resta legato a test e autorizzazioni. Tra oggi e quelle finestre il piano dipende tutto dalla capacità di SpaceX di moltiplicare i lanci e la produzione dei satelliti. È lo stesso collo di bottiglia che ha già condizionato l'accordo da 56 miliardi tra SpaceX e Cursor sul mercato dell'AI.
Il nodo dei costi che oggi colpisce Grok Bot, con abbonamenti da 30, 100 e 200 dollari al mese che non coprono la spesa di calcolo, è lo stesso che Musk vorrebbe affrontare spostando l'inferenza in orbita. Ma finché il sistema di data center spaziali resta un progetto su carta, la pressione sui conti si scarica sui data center terrestri. Lo mostra anche l'accordo tra Tesla e Sunrun per alimentarli con 16,8 GW. La stessa partita si gioca sul fronte dei chip, dove Intel, Tesla e SpaceX collaborano insieme.
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