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Non solo stipendi bassi e prezzi alti: cosa frena l’auto elettrica
Disinformazione e costi di ricarica rallentano la corsa delle zero emissioni in Italia: i dati

Riccardo Ciriaco 
Di: Riccardo Ciriaco
19 dic 2024 alle 17:01
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Stipendi bassi e prezzi alti sono sicuramente freni alla corsa dell’auto elettrica, insieme ad autonomia ridotta e scarsa diffusione delle colonnine. Una verità che vale in tutti gli Stati con redditi non proporzionati ai nuovi costi della vita, da nord a sud e da est a ovest.
Ma c’è un Paese, in Europa, dove questa regola si impone più che in ogni altro luogo. E quel posto si chiama Italia. Qui, infatti, la quota di mercato dei veicoli full electric è inferiore a quella di realtà con Pil pro capite più bassi a parità di potere d’acquisto.
“Anomalia italiana”
A pubblicare i dati, durante la conferenza stampa di fine anno, è l’associazione Unrae, che parla di “anomalia italiana”. Perché, con un Pil pro capite di 97 punti e un market share del 4%, l’auto elettrica tricolore rimane dietro alle colleghe spagnole, greche, slovene, lituane, rumene, ungheresi e portoghesi.

Italia ultima per rapporto redditi/quota di mercato
Foto di: UNRAE
Curioso poi che, con un Pil pro capite quasi identico a quello della Penisola, il Regno Unito (98 punti) registri cifre 4,5 volte superiori, grazie a una quota di mercato del 18,1%.
“Al di là degli aspetti reddituali – scrive Unrae – gli elementi che spiegano il clamoroso ritardo italiano devono essere altri. Tralasciando l’effetto della disinformazione e della controinformazione, al primo posto c’è sicuramente il costo delle ricariche, molto più elevato che in altri Paesi come la Francia o la Spagna”.

Inferiore alla media europea anche il numero dei punti di ricarica ogni 100 km
Foto di: UNRAE
“Transizione incagliata”
Singolare è anche il fatto che i sette Stati immediatamente davanti all’Italia vantino meno punti di ricarica ogni 100 km di strade: si va dagli 1,9 dell’Ungheria ai 5,9 della Grecia, contro gli 11 del Belpaese. Unica eccezione il Portogallo (14,1). Preoccupanti, infine, i 5,4 punti di ricarica in meno del nostro Paese rispetto alla media europea (16,4).
“In sintesi – conclude Unrae – in Italia la transizione energetica del settore automotive si è clamorosamente incagliata e con essa il percorso di riduzione delle emissioni di CO2, che già erano ampiamente superiori alla media europea e nel 2023 hanno addirittura invertito il trend, ostacolando il conseguimento dell’obiettivo europeo”.
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