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Perché in Cina l'auto elettrica non fa paura
Diverso modo di usare l'auto, ma anche ricarica facile ed economica e tanta scelta rendono la mobilità a zero emissioni la normalità

Foto di: Xpeng
Francesco Barontini 
Di: Francesco Barontini
11 mag alle 07:00
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Se vai in Cina, ti rendi conto che ormai l’auto elettrica è di gran lunga la più diffusa nelle strade. Almeno nelle grandi città. Nel più grande mercato del mondo, ansia da autonomia e da ricarica sembrano concetti superati. Ma com'è possibile? I motivi sono tanti.
Abbiamo parlato con tassisti, operatori di ride-hailing, ma anche con la gente comune, con persone che l’auto la usano semplicemente per spostarsi. E quello che emerge è un quadro molto diverso da quello europeo: qui l’elettrico non è un’alternativa, è la normalità. Ecco perché.
Un’offerta completa (e accessibile)
Il primo motivo per cui in Cina si comprano tante auto elettriche (nel 2025 la quota di mercato è stata del 35%, ma è salita al 50% se si considerano anche PHEV ed EREV) è la tanta scelta. In ogni segmento e categoria ci sono molti modelli elettrici: dalle citycar ultracompatte ai SUV di grandi dimensioni, passando per berline, station wagon e perfino MPV familiari.

Wuling Mini EV (2026)
Foto di: Wuling
Non è solo una questione di varietà, ma anche di prezzo. Molti modelli hanno costi comparabili – se non inferiori – a quelli delle equivalenti con motore termico. Questo è il risultato di una strategia iniziata anni fa, quando il Governo e l’industria locali hanno deciso di puntare. Oggi quella scommessa si è tradotta in un’offerta completa e in grado di rispondere alle esigenze reali degli automobilisti.

La NIO ES8
Un modo diverso di usare l’auto
In Cina l’elettrico tira anche per altre ragioni. Nel Paese del Dragone l’utilizzo delle auto è diverso rispetto all’Europa. Soprattutto nelle grandi aree urbane (dove si concentra più del 70% della popolazione) le percorrenze medie giornaliere sono più basse, i tragitti più brevi e prevedibili, e l’uso è fortemente orientato alla città.
Traffico intenso, velocità medie ridotte e spostamenti casa-lavoro relativamente contenuti fanno sì che l’autonomia richiesta sia inferiore rispetto agli standard europei. Meno chilometri da percorrere significano meno paura di rimanere senza energia.
Ricarica: costi bassi e infrastruttura capillare
Poi c’è la questione ricarica. In Cina non è solo diffusa: in un certo senso è ovunque. Le statistiche dicono che il 65% dei punti di ricarica pubblici del mondo si trova all’ombra della Grande Muraglia (e in un anno si è registrata una crescita del 30%). È un dato che fa impressione, anche per le potenze che si raggiungono. E il bello è che in strada non si vedono colonnine. Sono tutte concentrate nei parcheggi multipiano dei centri commerciali o in altre aree facilmente accessibili. Anche in autostrada le colonnine sono diffuse capillarmente.

Le colonnine di ricarica da 1.000 kW di BYD
Foto di: CarNewsChina
E parlando di wallbox e ricarica privata, i dati sono ancor più impressionanti. C’è stata una politica precisa per installare punti di ricarica in tutti i condomini. Si parla di oltre 10 milioni ma anche in questo caso i numeri sono in fortissima crescita.
Anche i costi giocano un ruolo decisivo. Ricaricare un’auto elettrica in Cina costa pochissimo. In base all’operatore, all’orario e al luogo, ricaricare presso una colonnina pubblica costa l’equivalente in media di 10 euro. Spesso anche meno. Ricaricare a casa costa tra i 2 e i 5 euro. La benzina costa molto meno che da noi (1,1 euro circa al litro), ma con l’elettrico il risparmio resta evidente.

Denza D9 con 2 porte di ricarica
Analogie e differenze
Ora, le differenze tra Europa e Cina sono enormi e, in buona parte, incolmabili. Il mix energetico, gli incentivi statali, gli investimenti delle Case e delle aziende che lavorano nel campo della ricarica non sono paragonabili al panorama del Vecchio Continente.
Però, visto che anche qui da noi l’obiettivo è di rendere il parco circolante completamente elettrico in tempi brevi, guardare alle mosse messe in campo dalla Cina per promuovere la mobilità a zero emissioni può dare spunti utili. Insomma, per una volta, invece di essere copiati forse è meglio se ci mettiamo a copiare. Sperando che sia un caso isolato.
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Fotogallery: Xpeng G6 MY 2026

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Fonte: Xpeng
Foto di: Motor1.com Staff
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