Scontro Europa-Cina sugli incentivi alle auto elettriche “made in Ue”
La preoccupazione di Pechino è che le nuove regole europee (ancora da approvare) discriminino gli investitori cinesi
La Cina non ci sta. Dopo l’annuncio da parte della Commissione europea dell’Industrial Accelerator Act (IAA) – proposta di regolamento che, fra le altre previsioni, premia il “made in Ue” per la concessione di incentivi alle auto elettriche destinate ad appalti pubblici e aziende –, Pechino presenta le proprie rimostranze.
Stando al quotidiano tedesco Handelsblatt, il 24 aprile il Governo cinese avrebbe inviato una lettera a Bruxelles indicando i quattro settori strategici di crescita a rischio qualora l’Unione europea approvasse l’IAA: batterie, veicoli a zero emissioni, sistemi fotovoltaici e materie prime critiche.
Sarebbero invece due i sospetti illeciti dell’Europa politica: violazione degli accordi di commercio internazionale e discriminazione degli investitori cinesi, con la conseguenza di rallentare la transizione energetica nel Vecchio Continente.
Le nuove regole Ue si applicheranno ad acquisto, leasing e noleggio di auto elettriche, ibride plug-in e con motore a idrogeno destinati ad appalti pubblici e aziende.
Con vincolo del “made in Europe” si intende che le vetture dovranno essere assemblate in Paesi dell’Unione europea e montare almeno un 70% di componenti prodotti nel Vecchio Continente, a eccezione delle batterie, ancora legate alla manifattura asiatica.
Per gli accumulatori di trazione si applicheranno invece i seguenti requisiti Ue: almeno tre componenti principali specifici delle batterie, tra cui la cella, e cinque componenti principali specifici di catodo e anodo.
Infine, almeno un 50% di origine Ue per altri componenti dell’e-powertrain.
Pechino minaccia contromisure
La raccomandazione della Cina è di eliminare qualsiasi requisito relativo alla produzione locale. La minaccia, nell’eventualità di un’approvazione della normativa, è di adottare alcune contromisure.
Intanto – segnala ancora Handelsblatt – Pechino ha già pubblicato due strumenti giuridici per contrastare le misure europee: la prima è il cosiddetto Regolamento n. 834 sulla Sicurezza dell’industria e delle catene di approvvigionamento, mentre la seconda sono le misure per “combattere l’indebita giurisdizione extraterritoriale di Stati stranieri”.
I fornitori: “Invece bisogna fare di più”
Sul fronte opposto, l’associazione dei fornitori di componenti, CLEPA, chiede all’Europa di fare di più: così, sostengono le imprese, le regole sono facili da eludere; bisogna invece colmare alcune “lacune fondamentali” con misure maggiormente stringenti, altrimenti il concetto di “made in Europe” diventa “più simbolico che efficace”. Nessun rischio di aumenti significati dei prezzi delle vetture.
Fonte: Handelsblatt
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