Uno studio ha analizzato 500.000 batterie EV. Alcune invecchiano meglio di altre
L'azienda di diagnostica Aviloo ha pubblicato i risultati di migliaia di controlli sullo stato di salute delle batterie di venti EV
Temete che un’auto elettrica acquistata oggi possa fare la fine di quel vecchio laptop o smartphone dimenticato in un cassetto nel giro di pochi anni? Non serve. Un nuovo studio basato su 500.000 test sullo stato di salute delle batterie EV negli ultimi cinque anni conferma che, in generale, le batterie delle auto elettriche resistono molto bene anche dopo decine di migliaia di chilometri. Va però ricordato un aspetto: il modello scelto e il modo in cui viene utilizzato possono cambiare sensibilmente il risultato.
I nuovi dati arrivano da Aviloo, società specializzata nella diagnostica delle batterie per auto elettriche. L’azienda ha raccolto i risultati di mezzo milione di test sullo stato di salute, relativi a 20 modelli elettrici molto diffusi. I controlli sulle batterie di EV usate sono stati effettuati tra il 2022 e il 2026 in Nord America, Sud America, Europa, Asia e Australia.
I punteggi di stato di salute calcolati da Aviloo indicano la percentuale di capacità utile originaria della batteria ancora disponibile. In altre parole, un’auto elettrica con uno state of health del 95% dovrebbe garantire circa il 95% dell’autonomia originale con una ricarica completa. Per ciascun modello, Aviloo ha calcolato il valore mediano dello stato di salute a tre soglie: 50.000 km, 100.000 km e 150.000 km.
Le differenze tra i modelli sono emerse in modo chiaro. Vediamo i risultati.
Le batterie migliori dopo 50.000 km
Dopo 50.000 km, la Hyundai Ioniq 5 è risultata il modello con la maggiore capacità residua nello studio. Dal punto di vista dell’autonomia era, di fatto, ancora quasi pari al nuovo, con una capacità mediana della batteria superiore al 97%. Al secondo posto si è piazzata la Mercedes-Benz EQA, crossover compatto ben noto anche sul mercato europeo, con il 96,56%. Tutti e 20 i modelli hanno ottenuto punteggi mediani superiori al 90%.
L’aspetto ancora più rassicurante è che, escludendo due casi anomali — Renault Zoe e Nissan Leaf, tra le poche elettriche a utilizzare batterie raffreddate ad aria — tutti gli altri modelli hanno registrato uno stato di salute mediano pari o superiore a circa il 94%. Aviloo osserva che i veicoli con batterie più piccole, come Zoe e Leaf, tendono a degradarsi più rapidamente perché richiedono ricariche più frequenti per percorrere la stessa distanza. E, nel tempo, questi cicli di ricarica aggiuntivi si sommano.
I risultati a 100.000 km
A 100.000 km, la Ioniq 5 si è confermata al primo posto, con oltre il 95% di capacità residua. Tra gli altri modelli migliori figurano Mercedes-Benz EQA (95%), Hyundai Kona Electric (94,3%), BMW i4 (94,3%) e Ford Mustang Mach-E (93,45%). Escludendo nuovamente i casi anomali, tutti i modelli hanno ottenuto almeno un 90% di stato di salute mediano.
Cosa succede dopo 150.000 km
A 150.000 km, per la maggior parte dei modelli i valori mediani tendevano a concentrarsi tra il 90% e il 94%. Fanno eccezione le elettriche più piccole, come la MINI Cooper SE (87,11%), la Nissan Leaf (86,67%) e la Renault Zoe (87,33%). Ioniq 5 ed EQA sono risultate praticamente appaiate al vertice, rispettivamente con il 93,79% e il 93,97% di capacità residua. Poco distanti BMW i4 (93,62%), Hyundai Kona Electric (92,95%) e Volvo XC40 Recharge (92,79%).
Le due Tesla incluse nello studio — Model Y e Model 3 — si sono collocate nella parte centrale-bassa della classifica. Dopo 150.000 km, le Model Y hanno mostrato uno stato di salute mediano del 90,3%, mentre le Model 3 si sono fermate all’88,94%. Il dato più evidente riguarda la Ioniq 5, che ha vinto in due categorie e, in questo studio specifico, si è dimostrata una campionessa di longevità.
Il rapporto conferma quanto emerso anche da altre ricerche: le elettriche più diffuse tendono a conservare gran parte della propria autonomia — talvolta ben oltre il 90% — anche dopo quasi 160.000 km. Persino i modelli meno performanti di questo campione mantenevano ancora circa l’87% della capacità della batteria dopo diversi anni di utilizzo.
Perché i risultati possono variare molto
La situazione diventa però più complessa se si considera l’ampiezza dei risultati, che può essere notevole tra vetture diverse e persino all’interno dello stesso modello. Nel suo studio, Aviloo ha evidenziato l’intervallo di risultati che comprende il 99% degli esemplari per un determinato modello e chilometraggio. I valori possono variare in modo marcato, sia sopra sia sotto la mediana.
Per la Model Y dopo circa 241.000 km, l’intervallo va dall’82,9% al 94,9%. Per la BMW i4 va dall’87,5% al 96,9%. Per la Mustang Mach-E dall’85,3% al 96,1%. Per la Model 3, dall’80,28% al 94,53%. Da un lato sorprende che alcune auto con percorrenze così elevate abbiano ancora quasi il 100% della capacità utile originaria della batteria. Dall’altro, il valore può essere anche molto inferiore.
Aviloo ha spiegato che climi più caldi, ricariche rapide frequenti e l’abitudine di mantenere l’auto al 100% di carica per molte ore possono contribuire a spiegare questa dispersione dei risultati. Entrano in gioco anche le differenze tecniche tra i modelli. "I costruttori utilizzano anche chimiche delle batterie diverse, con compromessi differenti, quindi persino abitudini di ricarica identiche possono produrre risultati molto diversi da un modello all’altro", ha dichiarato via email un rappresentante di Aviloo. Le ricerche indicano inoltre che anche l’età anagrafica della batteria ha un ruolo.
Per proprietari e potenziali acquirenti di auto elettriche, il messaggio è sostanzialmente positivo: le batterie non diventano inutilizzabili dopo 160.000 km. Sembra ragionevole aspettarsi, intorno a quella percorrenza, un calo dell’autonomia di circa il 10%. Ma non va considerato una garanzia: il modello scelto e il modo in cui viene trattato possono fare una grande differenza nel lungo periodo.
Contatta l’autore: Tim.Levin@InsideEVs.com
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