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Quanti anni ha davvero la batteria della tua auto elettrica?

Non bastano età e chilometri: Qnovo punta a misurare come è stata realmente utilizzata e ricaricata la batteria nel tempo

Quanti anni ha davvero la batteria della tua auto elettrica?
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)
Eleonora Lilli Eleonora Lilli

Due batterie possono avere la stessa età e aver percorso gli stessi chilometri, ma essere arrivate a quel punto in condizioni molto diverse. A fare la differenza sono tante piccole cose: come sono state ricaricate, quanto hanno lavorato, in quali condizioni hanno viaggiato e come si sono comportate le singole celle. Tutti dettagli che un semplice passaporto della batteria, con pochi dati essenziali, rischia di non raccontare.

È proprio qui che vuole intervenire Qnovo, un'azienda americana che sviluppa software per monitorare e gestire le batterie, che ha presentato una nuova applicazione pensata per raccogliere e leggere molte più informazioni sul loro stato reale.

La novità arriva proprio mentre l'Europa si prepara a introdurre, dal 18 febbraio 2027, il passaporto digitale obbligatorio per le batterie delle auto elettriche.

Qnovo Battery Genome valuta la salute reale delle batterie EV

Il cuore del sistema si chiama Battery Genome: un database del comportamento delle batterie costruito da Qnovo su miliardi di cicli di carica e scarica osservati in condizioni reali, su tutti i principali produttori e tipi di cella. È la base statistica su cui l'azienda confronta ogni singola batteria analizzata.

L'applicazione pilota applica questo archivio al record elettrochimico completo della batteria mentre è ancora a bordo del veicolo. In pratica individua i marcatori di un invecchiamento più rapido del previsto e i difetti nascosti, e prova a proiettare come quella batteria si comporterà nei mesi successivi.

"Dato che il Battery Genome gira direttamente nel veicolo, dove si trovano i dati più ricchi, sappiamo con maggiore certezza che cosa sta facendo la batteria e che cosa non sta facendo", ha detto Nadim Maluf, CEO di Qnovo.

Il servizio viene offerto come estensione del software già in uso presso case automobilistiche. A queste si aggiungono ora gestori di flotte e assicuratori, interessati al valore residuo dei veicoli usati.

I dati analizzati: ricarica, uso, ambiente e celle

Il passaporto digitale europeo, previsto dal Regolamento (UE) 2023/1542 sulle batterie e sui rifiuti di batterie, riguarda dal 18 febbraio 2027 le batterie industriali sopra i 2 kWh, quindi anche quelle dei veicoli elettrici. Il sistema include composizione e origine dei materiali, ma anche dati su prestazioni, durata, stato di salute, sicurezza e uso dei pacchi batteria, con livelli di accesso diversi in base al «legittimo interesse» di chi consulta.

Il passaporto delle batterie per auto elettriche di Kia
Foto di: Kia

Non è un caso isolato: il passaporto Kia che traccia e "cura" le batterie mostra come il tracciamento dei dati di ciascuna cella possa diventare parte della gestione quotidiana del veicolo, non solo un obbligo normativo da rispettare a fine vita.

Qnovo distingue però chiaramente le due cose. Un passaporto centrato su dati anagrafici, di produzione e su una serie di parametri standard non può rilevare un difetto che emerge dopo mesi di uso reale.

Ciò che l'applicazione aggiunge sono il comportamento di ricarica, la storia operativa del veicolo, l'esposizione a caldo e freddo estremi e le variazioni fra cella e cella. Altri studi sull'invecchiamento delle batterie confermano che questi elementi contano quanto l'età anagrafica del pacco batteria.