Il nuovo affare nascosto delle batterie EV usate vale già miliardi
Le batterie delle Nissan Leaf e Renault Zoe più anziane entrano in un mercato parallelo tra riuso, storage stazionario e riciclo
Le prime Nissan Leaf vendute in Europa hanno oggi più di dieci anni. Le loro batterie stanno finendo il ciclo di vita utile e da questo ricambio nasce un mercato dell'usato che prima non esisteva.
Il CEO di Circunomics, Felix Wagner, lo dice senza mezzi termini: l'aftermarket delle batterie per auto elettriche "sta finalmente emergendo". L'azienda tedesca, con sede a Magonza, fa da intermediaria tra i costruttori e chi cerca batterie di seconda mano, e lavora già con gruppi come Stellantis e Audi.
Le prime batterie EV arrivano a fine vita
I proprietari delle prime auto elettriche di massa, come la Renault Zoe e la Nissan Leaf di prima generazione, stanno rottamando i veicoli o vedendo scadere la garanzia sulla batteria. Wagner osserva che l'offerta di pacchi usati è estremamente eterogenea: un'officina smonta una Tesla al mattino, una Renault al pomeriggio, magari un altro marchio il giorno dopo.
Nissan Leaf (2010)
Renault Zoe (2012)
Questa varietà esclude molte batterie dallo storage stazionario su grande scala, che richiede forniture omogenee e costanti. Un fornitore di sistemi di accumulo ha bisogno di decine o centinaia di megawattora all'anno dello stesso tipo di modulo, idealmente con la stessa qualità. È un volume che il mercato indipendente, fatto di pacchi diversi tra loro, non può garantire.
Un mercato da oltre 100 miliardi di dollari entro il 2035
Secondo una ricerca di Axa Novi e Wolk & Nikolic After Sales Intelligence, l'aftermarket globale delle auto elettriche può superare i 100 miliardi di dollari, fino a quasi 216 miliardi, entro la metà degli anni Trenta. Le batterie restano il segmento più grande e quello che cresce più in fretta.
Wagner stima che l'aftermarket indipendente delle batterie possa arrivare a coprire dal 10 al 20% dell'intero mercato entro cinque anni, mano a mano che le prime elettriche escono di scena. Ha anche dichiarato che Circunomics può aiutare i dieci maggiori costruttori mondiali a generare 1 miliardo di euro di ricavi aggiuntivi dal 2030, vendendo le batterie per un secondo impiego.
Riuso in auto, storage o riciclo: tre strade possibili
Una batteria che esce da un'auto elettrica non ha una sola destinazione. Wagner distingue tre percorsi: tornare su un altro veicolo, diventare parte di un sistema di accumulo stazionario, oppure finire nel riciclo quando le condizioni non permettono altro.
Tra il 50 e il 60% delle batterie ancora idonee al riuso finisce nello storage stazionario, secondo Wagner. Circa il 30% va direttamente al riciclo, mentre il resto torna in circolazione su altri veicoli. Un documento della Commissione Europea realizzato dal Joint Research Centre segnala che le batterie di seconda vita restano comunque svantaggiate rispetto a quelle nuove per via del degrado e della tecnologia superata. Il Regolamento (UE) 2023/1542 vieta inoltre di aggirare i requisiti minimi semplicemente etichettando come "seconda vita" una batteria da trazione.
Chi smonta e verifica questi pacchi lavora su una materia più delicata di un semplice ricambio. Il corretto smaltimento delle batterie delle auto elettriche resta centrale anche quando il pacco trova una seconda vita invece di finire subito riciclato.
Troppe batterie in magazzino, prezzi in calo
Molti costruttori hanno acquistato più batterie di quante ne servissero, e ora hanno pacchi nuovi fermi nei magazzini. Wagner è diretto: "Le batterie si degradano nel tempo, che vengano usate o no, quindi in tutto il settore parliamo di centinaia di milioni di euro di costi".
L'offerta supera la domanda a livello generale, e la situazione non cambierà presto. I produttori cinesi stanno ampliando la capacità produttiva più velocemente di quanto cresca la richiesta. Un fattore che si riflette anche nei prezzi delle celle, in calo significativo anno dopo anno per kilowattora. Un approfondimento sulla rigenerazione delle batterie al litio rispetto al riciclaggio mostra come questo squilibrio tra offerta e domanda stia già spingendo i costruttori a cercare canali alternativi per smaltire le scorte in eccesso.
Fonte: Automotive News Europe
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