Vai al contenuto principale

Per un'esperienza più personalizzata

L'Europa non cambia rotta sul 2035, ma spunta un piano B

La Commissione ENVI introduce i VEEF nella revisione delle regole CO2. Motus-E critica il voto

L'Europa non cambia rotta sul 2035, ma spunta un piano B
Foto di: Shutterstock
Eleonora Lilli Eleonora Lilli

Il Parlamento europeo non molla la linea del 2035: lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel resta sul tavolo. Ma nel frattempo spunta una nuova categoria di veicoli che potrebbe cambiare le carte in tavola. Si chiamano VEEF, cioè veicoli alimentati con carburanti rinnovabili a basse emissioni, e sono entrati nel dibattito sulla revisione delle regole europee sulle emissioni di CO2.

A fare il punto è stata la Commissione ENVI del Parlamento europeo, quella che si occupa di ambiente e salute pubblica, che ha votato gli emendamenti agli standard sulle emissioni. Un passaggio che non convince Motus-E, l'associazione che riunisce le aziende della filiera della mobilità elettrica italiana.

Per il presidente Fabio Pressi si tratta di un'occasione mancata: secondo l'associazione, servirebbe un piano industriale più concreto per accompagnare la transizione e centrare gli obiettivi già stabiliti.

Il nodo dei nuovi veicoli VEEF

"Bene il mantenimento di un alto target finale di elettrificazione dell'auto, che conferma la direzione verso cui andrà l'Unione europea nel 2035", ha dichiarato Pressi, aggiungendo:

"Continuare a discutere di obiettivi sulle emissioni, senza costruire le condizioni industriali per raggiungerli, rischia di far perdere all'Europa la sfida più importante: quella della competitività".

Secondo Pressi, la nuova categoria VEEF introduce incertezza normativa proprio mentre l'industria avrebbe bisogno di indirizzi chiari per investire. Il presidente di Motus-E fa notare inoltre che le reali performance ambientali di questi veicoli andranno ancora verificate, e che i carburanti rinnovabili a basse emissioni destinati ad alimentarli si possono produrre solo in quantità limitate: andrebbero quindi riservati a settori difficili da elettrificare, come il trasporto aereo e quello marittimo.

Pressi chiede anche misure di investimento sui componenti elettrici delle auto ibride plug-in, già al centro di un giro di vite europeo sulle emissioni reali.

Le quote di mercato e i fondi italiani

Pressi cita le quote di mercato dell'elettrico puro come prova che la transizione è già in corso: a settembre hanno raggiunto una media europea del 30%. Per il presidente di Motus-E serve ora uno strumento di finanza pubblica capace di attrarre capitali privati e investimenti industriali da parte di operatori extraeuropei, con regole chiare sul trasferimento tecnologico, l'unica strada per recuperare terreno su realtà come la Cina.

Sul fronte italiano, Pressi guarda ai 14 miliardi di euro di scostamento di bilancio richiesti dall'Italia all'Unione europea per rafforzare la sicurezza energetica nazionale.

"L'Italia avrebbe la possibilità di progettare il futuro della nostra industria tramite una frazione" di quei fondi, ha detto, definendo l'elettrificazione dei trasporti "una delle leve che più di altre contribuisce a ridurre in modo strutturale la nostra dipendenza dalle importazioni petrolifere". Ha poi chiuso così: "I fondi non mancano. Adesso non c'è più tempo da perdere".