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Musk, Tesla finisce nei guai per il nome della maxi-fabbrica

TERA-print rivendica il marchio Tera-Fab e ha diffidato Tesla. Ora la disputa è arrivata davanti a un giudice

Elon Musk

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Eleonora Lilli Eleonora Lilli

Di: Eleonora Lilli

18 set alle 16:00

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Tesla e SpaceX hanno portato in tribunale una società di nanotecnologie per difendere il nome Terafab, scelto per la gigantesca fabbrica di chip che Elon Musk vuole costruire in Texas. Al centro della disputa c'è TERA-print, azienda dell'Illinois che sostiene di avere i diritti sul marchio "Tera-Fab" dal 2021.

Le due società di Musk hanno presentato una causa preventiva davanti a un tribunale federale del Texas per ottenere una dichiarazione ufficiale secondo cui Terafab non viola il marchio di TERA-print.

La storia va avanti da mesi. A maggio TERA-print aveva inviato a Tesla una prima diffida chiedendo di rinunciare al nome. Da allora le due parti hanno provato più volte a trovare un accordo, ma senza riuscirci. Ora la questione è finita davanti a un giudice.

Terafab, la fabbrica di chip da 16,8 miliardi

Dietro il nome conteso c'è un progetto industriale enorme. Tesla e SpaceX vogliono realizzare nella contea di Grimes, in Texas, una fabbrica di semiconduttori dal valore stimato di 16,8 miliardi di dollari, circa 15,5 miliardi di euro.

Il complesso dovrebbe estendersi su circa 9 milioni di metri quadrati. Al suo interno dovrebbero essere prodotti i chip destinati a diverse attività delle società di Musk.

Tra queste ci sono i robot umanoidi Optimus di Tesla, i sistemi necessari per i calcoli dell'intelligenza artificiale e le infrastrutture informatiche di SpaceX, compresi i futuri data center legati alle attività spaziali.

Il progetto è stato annunciato pubblicamente nell'agosto 2026, ma la disputa sul nome era già iniziata qualche mese prima. Il 18 maggio 2026 Tesla aveva presentato tre domande di registrazione del marchio per "Terafab" e "Tesla Terafab".

Appena cinque giorni dopo è arrivata la risposta di TERA-print, con una lettera di diffida. Il 22 maggio la società dell'Illinois ha inoltre chiesto di ampliare la propria registrazione anche a materiali per semiconduttori e servizi di progettazione basati sull'intelligenza artificiale.

Tra giugno e agosto Tesla, SpaceX e TERA-print si sono incontrate sei volte nel tentativo di chiudere la questione senza andare in tribunale. Non è bastato.

Il progetto si inserisce comunque in una strategia più ampia di Tesla in Texas, dove la società ha già annunciato altri importanti investimenti, compresa una fabbrica solare e un accordo con Intel legato proprio alla produzione di chip.

Tesla Gigafactory Texas (Gigafactory 5) - Ottobre 2020

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Tesla Gigafactory Texas (Gigafactory 5) (rapporto Tesla Q4 2020) Tesla Giga Texas (Gigafactory 5) - Costruzione della fabbrica modello Y (rapporto Tesla Q1 2021) Tesla Giga Texas (Gigafactory 5) - Costruzione della fabbrica modello Y (rapporto Tesla Q1 2021) Tesla Giga Texas (Gigafactory 5) - Interni di fabbrica modello Y (rapporto Tesla Q1 2021) Tesla Giga Texas (Gigafactory 5) - Interni di fabbrica modello Y (rapporto Tesla Q1 2021) Tesla Giga Texas (Gigafactory 5) - Pressa per timbratura (rapporto Tesla Q2 2021)

Perché TERA-print contesta il nome

Il punto della controversia è che TERA-print utilizza "Tera-Fab" dal 2017 per i propri strumenti di nanofabbricazione destinati soprattutto a laboratori e università. Si tratta di apparecchiature utilizzate dai ricercatori per realizzare strutture e componenti su scala microscopica e nanometrica. Secondo TERA-print, chiamare "Terafab" una gigantesca fabbrica industriale di semiconduttori potrebbe creare confusione con i propri prodotti.

La società ha inoltre sottolineato di avere un contratto con il Dipartimento della Difesa statunitense per attività legate alla produzione di semiconduttori.

Come riportato da PCMag, il direttore tecnico di TERA-print, Andrey Ivankin, ha anche criticato il modo in cui si sono svolte le trattative con Tesla, sostenendo che l'interesse mostrato dall'azienda per una possibile soluzione non si sarebbe poi tradotto in un accordo concreto.

Tesla e SpaceX, però, vedono la questione in modo completamente diverso. Nella causa depositata a settembre presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto occidentale del Texas, le due società sostengono in sostanza che nessun consumatore potrebbe confondere i due prodotti. Da una parte c'è un impianto industriale da 16,8 miliardi di dollari, dall'altra uno strumento da laboratorio. È proprio questa la linea su cui Tesla e SpaceX hanno costruito la loro richiesta al giudice.

Tesla anticipa la possibile battaglia sul marchio

La causa presentata da Tesla e SpaceX non è quindi una denuncia contro TERA-print per violazione del marchio. È una richiesta preventiva.

Le società di Musk vogliono che sia il tribunale a stabilire in anticipo che l'utilizzo del nome Terafab è legittimo, evitando così che TERA-print possa successivamente avviare una causa sostenendo il contrario. Tesla e SpaceX hanno chiesto anche che l'eventuale procedimento venga deciso da una giuria. La disputa, quindi, non mette in discussione la costruzione della fabbrica. Il progetto Terafab continua a essere indicato negli atti pubblici e non risulta bloccato da alcuna autorità.

Per ora è soprattutto una battaglia sul nome. Ma considerando le dimensioni del progetto e gli investimenti in gioco, non è un dettaglio da poco.

Se Tesla e SpaceX avranno ragione, il nome Terafab potrà essere utilizzato per il gigantesco impianto texano. In caso contrario, almeno sul piano del marchio, Musk potrebbe dover trovare un altro nome per una delle fabbriche di chip più importanti della sua strategia industriale.

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