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Perché le auto elettriche cinesi costano molto meno in Cina
Nei primi mesi del 2026 le importazioni dall’Europa sono cresciute del 70%, mentre l’offerta cinese continua ad allargarsi

Foto di: Shutterstock
Eleonora Lilli 
Di: Eleonora Lilli
1 ott alle 15:00
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Il listino racconta la storia meglio di tanti report. In Europa un’auto elettrica costa spesso quasi il doppio della sua equivalente venduta in Cina, anche quando parliamo di segmenti simili. Dietro non c’è un trucco di marketing, ma una filiera costruita in dieci anni che oggi mette sotto pressione l’industria europea.
Nei primi otto mesi del 2026 le auto elettriche a batteria hanno coperto il 21,7% del mercato dell’Unione europea, con 1.641.333 immatricolazioni secondo elaborazioni su dati ACEA, l’associazione dei costruttori europei.
Nello stesso periodo le importazioni di auto dalla Cina verso l’Unione sono salite del 70% nel primo semestre, con una quota cinese al 25% delle importazioni extra-UE secondo i dati ANFIA, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica.
Scala produttiva e filiera delle batterie
Il risparmio, come è facile immaginare, parte dalle celle. La Cina controlla gran parte della catena di produzione delle batterie agli ioni di litio, dalla raffinazione dei materiali all’assemblaggio dei pacchi, e questo si riflette direttamente sul prezzo finale.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ricordato che l’Unione dipende dalla Cina per oltre l’80% di molte materie prime critiche, un dato che spiega perché i listini europei faticano a scendere.
Più batterie, più fabbriche e una filiera integrata: così i costruttori cinesi hanno costruito il loro vantaggio nel giro di dieci anni.
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)
Per contenere questo squilibrio, Bruxelles, come sappiamo, ha imposto dazi compensativi definitivi tra il 17% e il 35,3% sui veicoli elettrici a batteria prodotti in Cina, in aggiunta al dazio base del 10%, con una durata di cinque anni fissata dal regolamento di esecuzione (UE) 2024/2754 del 29 ottobre 2024.
Un rapporto del Centro comune di ricerca della Commissione europea segnala che i dazi hanno rallentato la crescita delle vendite di BEV cinesi, ma hanno spinto parte della domanda verso le ibride plug-in e i modelli endotermici, che non subiscono la stessa tariffa.
Nel 2025 e nel 2026 la Commissione ha precisato le linee guida sugli impegni sui prezzi che gli esportatori cinesi possono offrire per rientrare nel quadro dei dazi, senza però introdurre strumenti autonomi di monitoraggio oltre a quelli previsti dal regolamento del 2024.
Intanto, la produzione europea resta più bassa di quella pre-pandemia e nel 2025 era ancora inferiore di circa 3 milioni di veicoli rispetto al 2019, come riporta la guida ACEA sull’industria automobilistica.
Dalle city car ai SUV: come si sta ampliando l’offerta
L’offerta cinese non si limita più alle utilitarie per la città e come abbiamo scritto su Motor1.com il mercato europeo conta 63 modelli di piccole EV di cui ben 22 sono prodotti in Cina e 33 complessivamente fuori dall’UE.

Numero di modelli di veicoli elettrici a batteria (BEV) disponibili in Europa per marca di origine
Foto di: Motor1 Italy
Nel frattempo nel mercato europeo sono arrivati SUV di fascia media e modelli di lusso cinesi che vendono sempre di più, segno che i costruttori asiatici puntano a coprire tutti i segmenti, non solo l’ingresso gamma dove il vantaggio di prezzo era più evidente.
Nell’area europea sono oggi disponibili oltre 400 modelli elettricamente ricaricabili, tra auto a batteria e ibride plug-in, una varietà che riflette anche l’arrivo di nuovi marchi cinesi accanto ai gruppi storici.
Resta però un nodo strutturale sulle infrastrutture. La capacità pubblica di ricarica nell’Unione ha raggiunto 41,6 GW a giugno 2026 e il numero di stazioni è stimato in circa 195.000 a maggio 2026, con circa 1,2 milioni di punti di ricarica complessivi nel 2026, a fronte dell’obiettivo di 3,5 milioni di punti fissato dalla Commissione per il 2030, come segnala un rapporto citato da ACEA.
La partita si gioca anche sulla velocità di ricarica e sulle tecnologie di scambio batteria. Alcuni costruttori cinesi hanno investito da anni sulla sfida sulla ricarica rapida e il cambio batterie, mentre l’Europa continua a discutere su standard e finanziamenti.
I dati Eurostat diffusi da ANFIA indicano che nel primo semestre 2026 il valore delle importazioni di autovetture dalla Cina è aumentato del 70% e la quota cinese è salita al 25% delle importazioni extra-UE, segnale che le misure difensive non hanno ancora invertito la tendenza. Il vero test sarà capire se dazi e impegni sui prezzi basteranno a rallentare questa crescita senza frenare la diffusione complessiva dell’auto elettrica nel Vecchio Continente.
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