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Le elettriche cinesi costano 10.000 euro in meno da produrre: i dazi non bastano

AlixPartners avverte: senza ristrutturazioni rapide e cicli di sviluppo più corti l’Europa rischia di perdere terreno

Geely E2 (2026)

Foto di: Geely

Fabio Gemelli Fabio Gemelli

Di: Fabio Gemelli

19 ott alle 11:00

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I costruttori cinesi riescono a produrre un’auto elettrica con circa 11.000 dollari in meno rispetto ai rivali europei.

È quanto emerge da un’analisi della società di consulenza AlixPartners, presentata in concomitanza con l’apertura del Salone di Parigi e citata da Automotive News Europe. Un divario di costi così ampio, secondo gli esperti, non può essere colmato soltanto con i dazi all’importazione.

Il vantaggio di costo e i margini europei in calo

Il dato di 11.000 dollari (poco meno di 10.000 euro al cambio attuale) rappresenta un vantaggio strutturale difficile da recuperare. AlixPartners sottolinea che i costruttori europei hanno visto i propri margini EBITDA scendere al 6,9% nel 2025, rispetto al 13,2% del 2021.

Motore Leap T03 (2024)

Motore Leap T03

Foto di: Leapmotor

Con meno risorse a disposizione, diventa più complicato finanziare le nuove piattaforme elettriche e software-defined necessarie per restare competitivi. Nel frattempo i marchi cinesi hanno già conquistato circa il 10% del volume di vendite in Europa, modificando le aspettative dei clienti su prezzo, tecnologia e innovazione.

Velocità di sviluppo e fabbriche sottoutilizzate

Un altro elemento chiave è la rapidità. Le case europee impiegano in media fino a 60 mesi per lanciare un nuovo modello e generano meno di un terzo del fatturato da auto introdotte negli ultimi tre anni. I concorrenti cinesi, invece, sviluppano i veicoli in 24 mesi e le novità rappresentano tra il 76% e il 100% delle loro vendite.

Fotogallery: Xpeng L03 (2026)

Xpeng L03 (2026)

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Xpeng L03 (2026) Xpeng L03 (2026) Xpeng L03 (2026) Xpeng L03 (2026) Xpeng L03 (2026) Xpeng L03 (2026)

Fonte: Xpeng

AlixPartners segnala anche che quindici stabilimenti di assemblaggio in Europa lavorano a meno del 60% della capacità, potendo produrre circa 2,5 milioni di veicoli all’anno. Alcuni costruttori cinesi stanno già valutando questi impianti sottoutilizzati come porta d’ingresso nel mercato europeo.

Batterie e necessità di accelerare

Anche la filiera delle batterie resta un punto debole. Circa l’80% della capacità di raffinazione dei materiali per catodi e dei composti di grado batteria si trova fuori dall’Europa. Costruire fabbriche di batterie sul territorio europeo non basta, se a monte mancano le materie prime raffinate.

Secondo gli analisti, i costruttori europei devono puntare a cicli di sviluppo di due anni, usare l’intelligenza artificiale per ridurre costi e tempi, e stringere partnership tecnologiche più rapide. La finestra per intervenire da una posizione di forza finanziaria, avvertono, si sta chiudendo più velocemente di quanto molti board e governi immaginino.

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