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Per un'esperienza più personalizzata

Jeep Recon, la prova della nuova fuoristrada elettrica

679 CV, gomme da 33 pollici e portiere removibili: la Recon porta il DNA Jeep nell'era elettrica senza rinunciare all'off-road

Jeep Recon Moab: primo contatto
Foto di: Mack Hogan/InsideEVs

Dopo il debutto della Wagoneer S - prima elettrica globale del marchio (non considerando l'europea Avenger), pensata come un veicolo di lusso da asfalto in stile Range Rover - arriva ora la Recon Moab a mostrare il volto più autentico di Jeep a zero emissioni.

Anche la Recon - attualmente riservata ai mercati di Stati Uniti e Canada, con l'arrivo in Italia previsto soltanto verso la fine del 2026 - punta sulla propulsione al 100% elettrica, riproponendo però l'anima più pura e intransigente del marchio: pneumatici tassellati da 33 pollici, differenziale bloccabile e la tipica guida open-air senza portiere.

Dopo averla messa alla prova tra le strade e i percorsi della Sonoma County, in California, il nostro collega Mack Hogan ci racconta i punti di forza e le perplessità emersi durante il test

Jeep Recon: design e impostazione generale

Il design squadrato e muscoloso della Recon non lascia spazio a dubbi, nemmeno da lontano. Se la Wagoneer S rischiava di confondersi nel calderone dei soliti SUV a batteria, qui il DNA Jeep emerge al primo sguardo: carreggiate allargate, proporzioni geometriche e l'immancabile ruota di scorta appesa al portellone posteriore.

Jeep Wagoneer S Launch Edition, la prova

Jeep Wagoneer S Launch Edition 

Foto di: Jeep

Per il momento il debutto è affidato esclusivamente all'allestimento Moab, pronto a raccogliere l'eredità spirituale della leggendaria Rubicon per convertirla all'era della scossa. Le premesse sono chiare: questa Recon non è nata per fare presenza nei parcheggi dei centri commerciali, ma per sporcarsi le ruote dove l'asfalto finisce.

Jeep Recon, la prova

Jeep Recon Moab

Foto di: Mack Hogan/InsideEVs

Gran parte del merito va a un lavoro di design intelligente. La Recon nasce sulla stessa piattaforma STLA Large di Wagoneer S e Dodge Charger, ma adotta sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote. Il fatto che condivida le basi con una muscle car suggerisce che non sia esattamente l’alternativa “purosangue” alla Wrangler che qualcuno potrebbe immaginare, ma va bene così.

La Wrangler adotta la classica architettura ad assale rigido sia all'anteriore che al posteriore: una soluzione impeccabile per superare gli ostacoli più duri in fuoristrada, ma che paga il conto su strada in termini di comfort, precisione di sterzo e dinamica di guida. È un'auto specialistica, nata senza compromessi per un unico e ben preciso obiettivo.

La Recon si propone come una fuoristrada decisamente più versatile. Grazie al differenziale posteriore eLocker a bloccaggio meccanico, alle diverse modalità di guida dedicate ai vari fondi, a un'altezza da terra di 23,1 cm e ad angoli caratteristici di tutto rispetto (33,8° in attacco, 33,1° in uscita e 23,3° di dosso), ha le carte in regola per affrontare senza timore qualsiasi strada forestale o percorso sterrato.

Tuttavia, nei passaggi da trial più estremi dei parchi off-road, la Recon paga dazio nei confronti di icone come Wrangler, Ford Bronco o i tradizionali pick-up specialistici: paga cioè l'assenza degli assali rigidi e di un telaio capace di garantire le escursioni e le torsioni estreme tipiche della "vecchia scuola".

I vantaggi di questo schema tecnico si notano subito sull'asfalto, dove i 679 CV (500 kW) di potenza e gli 841 Nm di coppia garantiscono prestazioni da sportiva. Lo scatto da 0 a 100 km/h richiede appena 3,7 secondi, lasciando qualsiasi Wrangler a guardare da lontano la ruota di scorta posteriore. L'adozione di uno sterzo a cremagliera preciso, unita a una scocca rigida e priva di scricchiolii e a sospensioni ben frenate, regala una guidabilità del tutto sconosciuta ai fuoristrada tradizionali.

Il risultato è un veicolo capace di superare sterrati impegnativi e di viaggiare fortissimo una volta rientrato in strada. Il rovescio della medaglia riguarda però l'efficienza: proprio a causa delle dimensioni imponenti, del peso elevato, delle forme squadrate sfavorevoli all'aerodinamica e del grip delle gomme tassellate, persino un enorme pacco batterie da 100,5 kWh non basta a fare miracoli, fermando l'autonomia stimata ad appena 357 km. Un limite che imporrà soste di ricarica frequenti nei lunghi trasferimenti autostradali.

 

I tempi di attesa alla colonnina restano contenuti: Jeep dichiara che grazie all'architettura a 400 v, sarà possibile passare dal 10 all'80% in circa 23 minuti. In futuro arriveranno versioni dalla vocazione più stradale e con maggiore autonomia, pensate proprio per rassicurare chi teme di rimanere a secco nei lunghi viaggi.

Jeep Recon: interni e tecnologia

L'abitacolo della Recon unisce una spiccata impostazione utilitaristica a una costruzione curata. La plancia accoglie il passeggero con una solida maniglia di appiglio, affiancata sul tunnel da un selettore di marcia massiccio e da comandi robusti per la gestione del differenziale e delle modalità di guida in fuoristrada.

Jeep Recon, la prova

Jeep Recon, gli interni

Foto di: Mack Hogan/InsideEVs

L'ambiente risulta molto luminoso, merito sia del tetto panoramico a doppio pannello di serie, sia della capote in tela scorrevole a comando elettrico. La selleria offre un buon livello di comfort e i materiali finiture complessivamente superiori alla media del segmento.

Non mancano i dettagli iconici del brand. Ciascuna portiera può essere smontata in meno di un minuto e senza l'ausilio di attrezzi, così come i cristalli laterali posteriori e il lunotto. Nei punti di ancoraggio sulle cerniere è possibile installare specchietti dedicati, indispensabili dal momento che i retrovisori di serie sono integrati nelle portiere stesse.

Jeep Recon, la prova

Jeep Recon, le portiere rimovibili

Foto di: Mack Hogan/InsideEVs

Per garantire la sicurezza degli oggetti personali durante la guida a cielo aperto, il tunnel centrale integra un vano portaoggetti con serratura, mentre l'abitacolo è disseminato dai classici easter egg a forma di micro-Jeep.

La plancia è dominata dal display touch da 14,5 pollici del sistema infotainment Uconnect 5, affiancato dalla strumentazione digitale da 12,3 pollici per il conducente. Entrambi gli schermi vantano un'ottima reattività, grafiche curate e un'interfaccia chiara. Tuttavia, il software mostra ancora diverse lacune nella gestione specifica della propulsione elettrica.

Jeep Recon 2027: guida, prestazioni e fuoristrada

Non appena lasciato il centro di Healdsburg, in California, la differenza rispetto alla Wrangler è apparsa immediata. Sulla Jeep tradizionale, gli assali rigidi impongono un sistema di sterzo a ricircolo di sfere decisamente datato e poco preciso, responsabile di quelle continue correzioni necessarie per tenere l'auto in linea retta in autostrada.

La Recon adotta invece una sospensione anteriore a ruote indipendenti abbinata a uno sterzo a cremagliera di concezione moderna. Il salto generazionale è abissale: è la prima Jeep con coperture tassellate a non risultare affaticante sulle lunghe percorrenze veloci, dimostrandosi precisa e sempre facile da gestire.

Questo non significa che la fisica sia andata in pensione. La Recon resta un veicolo imponente da 2.772 kg, rialzato da terra, spinto da una coppia superiore a quella di una McLaren F1 e gommato con coperture all-terrain poco adatte alla guida su strada.

Jeep Recon, la prova

Jeep Recon, la prova negli USA

Foto di: Mack Hogan/InsideEVs

Sull'asfalto il comportamento è nettamente superiore a quello di una Wrangler, ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla scheda tecnica da 679 CV: non è un veicolo pensato per inseguire una Rivian tra le curve. Offre però un livello di comfort decisamente valido. L'abitacolo è ben insonorizzato e privo di scricchiolii evidenti, con una capacità di assorbimento in autostrada e sulle statali a due corsie impeccabile, molto più vicina a quella di un SUV moderno che a un fuoristrada duro e puro come la Bronco.

L'esperienza su roccia è stata ridotta a causa del maltempo eccezionale che ha costretto gli organizzatori a chiudere parte del tracciato, impedendo un test approfondito. Tuttavia, la prova è bastata per confermare che questa Jeep è in grado di superare guadi fino a 61 cm di profondità e passaggi tecnici di rilievo.