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Perché Stellantis ha fermato la gigafactory di batterie a Termoli

Stando al CEO Antonio Filosa, la costosa chimica NMC ha dettato lo stop al progetto di celle per auto elettriche

La gigafactory a Termoli

Foto di: Stellantis

Riccardo Ciriaco Riccardo Ciriaco

Di: Riccardo Ciriaco

17 giu alle 17:00

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Questione di chimica. Il CEO di Stellantis, Antonio Filosa, incontra le Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato per fare il punto della situazione del gruppo auto in Italia ed Europa.

Al centro della – lunga – chiacchierata coi parlamentari, finisce anche il caso Termoli, complesso produttivo di cambi e motori da convertire a gigafactory di batterie per veicoli elettrici, con una capacità prevista di 40 GWh all’anno.

A occuparsi dell’impianto doveva essere ACC (Automotive Cells Company), joint venture fra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies, che a febbraio ha invece annunciato lo stop al progetto perché “il mercato dei veicoli elettrici cresce meno rapidamente del previsto”.

Batterie, quanto costate

Ma il vero problema, secondo il gruppo, era la chimica delle celle da realizzare nello stabilimento molisano, la cosiddetta NMC (nichel-manganese-cobalto), “i cui volumi – spiega Filosa – si stanno riducendo” a causa del “costo”. Il futuro dell’auto elettrica è invece la più economica chimica al litio-ferro-fosfato (LFP).

“Quello che ora facciamo a Termoli – continua il CEO – sono due cose: portiamo le trasmissioni eDCT, che si montano su tutti i motori ibridi ed elettrici che produrremo in Europa e fuori, e i motori GSE (o FireFly, ndr)”.

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Antonio Filosa, CEO di Stellantis, in Parlamento

Foto di: Stellantis

Il futuro dipende dall’energia

Svelato l’arcano, l’interrogativo è: “Ci sarà una gigafactory in Italia? Prima di tutto, dobbiamo chiederci se oggi c’è domanda di batterie in Italia. Se guardiamo all’Europa, le vetture che montano batterie sono il 20%”, contro il “10%” del nostro Paese.

“Oggi il mercato italiano non va nella direzione del puro elettrico. In futuro non so. Sono sicuro che le e-car andranno bene, vedremo se le batterie potranno essere prodotte più vicino o lontano da Pomigliano d’Arco”, dove Stellantis realizzerà due o tre modelli economici a zero emissioni.

Ma per un’operazione del genere serviranno, oltre “a quelli di Stellantis”, anche “altri investimenti”. Su tutti, la riduzione del costo dell’energia. Un esempio? “In Spagna paghiamo 90 euro a megawattora, in Italia paghiamo 205 €/MWh”. Ecco, “per produrre batterie, il consumo energetico è molto alto”.

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