Quanti posti di lavoro si possono perdere per colpa della CO2?
Rinviare le regole sulle emissioni potrebbe ridurre l'occupazione del 6% entro il 2035
Rallentare la transizione verso l'auto elettrica per salvare posti di lavoro potrebbe rivelarsi un boomerang per l'industria automobilistica europea. Secondo uno studio sul futuro dell'occupazione nel settore, rinviare di cinque anni le regole sulle emissioni di CO₂ potrebbe portare a una riduzione del 6% dei posti di lavoro entro il 2035 rispetto al 2025.
Se invece si manterranno gli obiettivi attuali, gli occupati potrebbero aumentare del 2%. La crescita arriverebbe al 10% se l'Europa affiancasse alle regole sulle emissioni nuovi incentivi per produrre più auto elettriche, batterie e infrastrutture di ricarica sul proprio territorio.
Il motivo è semplice: mentre diminuisce la produzione di auto con motore a benzina e diesel, aumentano le attività legate alle elettriche. Il passaggio da una tecnologia all'altra comporta quindi la perdita di alcuni lavori, ma può anche crearne di nuovi. La differenza la farà soprattutto la capacità dell'Europa di costruire le nuove auto e i loro componenti, invece di comprarli da altri Paesi.
Meno posti di lavoro, ma più opportunità
Lo studio mette a confronto tre possibili scenari per il futuro dell'industria automobilistica europea, considerando non soltanto le fabbriche di automobili, ma anche quelle di batterie, il riciclo e le infrastrutture di ricarica. Nel primo caso, con le regole attuali sulle emissioni di CO₂, l'occupazione complessiva potrebbe crescere del 2% tra il 2025 e il 2035. Nel secondo, con incentivi per rafforzare la produzione europea di auto elettriche e batterie, l'aumento arriverebbe al 10%. Se invece gli obiettivi venissero rinviati di cinque anni, i posti di lavoro diminuirebbero del 6%.
A prima vista potrebbe sembrare strano: produrre un'auto elettrica richiede infatti circa il 30% di lavoratori in meno rispetto a una vettura con motore a combustione. Le elettriche hanno meno componenti meccanici e non hanno bisogno di alcune delle lavorazioni tipiche dei motori tradizionali. Ma il conto cambia se si considera tutta la filiera, dalla produzione delle batterie fino alla loro seconda vita e al riciclo, passando per le colonnine di ricarica.
Anche la velocità con cui cambierà il mercato avrà un peso importante. Secondo le stime, mantenendo gli obiettivi attuali le auto elettriche a batteria arriveranno al 60% delle nuove vendite nel 2030 e al 100% nel 2035. Se le regole venissero rinviate, le quote scenderebbero rispettivamente al 33% e al 60%. Questo significherebbe mantenere più a lungo una parte dei posti di lavoro legati ai motori termici, ma anche rallentare la crescita delle nuove attività legate all'elettrico.
Germania, Italia e Francia tra i Paesi più esposti
La transizione non avrà lo stesso impatto in tutta Europa. Le fabbriche di automobili sono concentrate soprattutto in alcuni Paesi e, per questo, le scelte sul futuro del settore avranno conseguenze diverse a seconda della presenza dell'industria sul territorio. Secondo lo studio, rinviare gli obiettivi sulle emissioni rispetto al percorso attuale porterebbe a una riduzione dell'occupazione in tutti gli Stati membri entro il 2035.
A risentirne maggiormente sarebbe la Germania, il principale produttore di auto dell'Unione Europea, seguita da Francia, Polonia, Italia e Spagna. Per questi Paesi, il problema non riguarda soltanto quante automobili verranno prodotte, ma anche dove saranno costruite e da dove arriveranno batterie e componenti.
Ed è proprio qui che entrano in gioco gli investimenti. Mantenendo gli obiettivi attuali, secondo le stime la quota di auto elettriche e ibride plug-in prodotte nell'Unione Europea e vendute sul mercato europeo raggiungerebbe il 68% nel 2035. Con nuove politiche industriali salirebbe al 75%, mentre con il rinvio delle regole si fermerebbe al 56%.
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