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Elezioni USA, perché per dazi e incentivi EV conta più la Casa Bianca

Dazi e standard sulle emissioni dipendono da decisioni federali. I crediti fiscali per le auto elettriche richiedono una nuova legge

Elezioni USA, perché per dazi e incentivi EV conta più la Casa Bianca
Foto di: Shutterstock
Eleonora Lilli Eleonora Lilli

Il 20 aprile 2026 non ha segnato un nuovo cambiamento per il settore automobilistico americano: le decisioni più importanti erano già state prese nei mesi precedenti. L'amministrazione Trump aveva infatti avviato lo smantellamento delle regole ambientali introdotte negli anni passati.

In particolare, la EPA, l'agenzia americana per la protezione dell'ambiente, ha cancellato la decisione del 2009 che riconosceva i gas serra come una minaccia per la salute e ha eliminato i limiti alle emissioni di CO₂ e altri inquinanti previsti per auto e motori dal 2012 in poi. Sono finiti anche gli incentivi federali per chi acquistava un'auto elettrica, scaduti il 30 settembre 2025.

Le elezioni di metà mandato, quindi, non potranno annullare automaticamente queste decisioni. Il loro risultato sarà però importante per capire chi controllerà il Congresso, cioè il Parlamento americano: avere la maggioranza permette di approvare nuove leggi o, al contrario, di ostacolare quelle volute dal presidente.

Per quanto riguarda i dazi sulle auto, invece, il margine di intervento del Congresso è più ridotto. Le tariffe introdotte da Trump nel marzo 2025 dipendono infatti soprattutto dalle decisioni della Casa Bianca. Un eventuale cambio di maggioranza potrebbe influenzare le scelte future, ma non cancellerebbe automaticamente i dazi già in vigore.

Cosa non cambia il giorno dopo il voto

I dazi sulle automobili importate - lo ricordiamo - derivano da una proclamazione del 26 marzo 2025, con entrata in vigore il 3 aprile per le auto ed entro il 3 maggio per molte categorie di parti e componenti. Secondo il Congressional Research Service, le aliquote addizionali arrivano al 25% per determinati veicoli passeggeri e commerciali. Ci sono variazioni per alcune parti ed eccezioni per Messico e Canada previste dall'accordo USMCA, quello che regola il commercio tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per autobus, veicoli pesanti e relativi ricambi il quadro tariffario è più frammentato, tra voci doganali diverse e sovrattasse aggiuntive. Camion e ricambi per veicoli pesanti pagano in molti casi il 25%, in linea con i livelli previsti per alcune categorie di auto importate. Secondo le tabelle tariffarie ufficiali e i materiali dello United States Trade Representative, le aliquote di base per veicoli provenienti da Unione Europea, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito dipendono dalle singole voci doganali e da eventuali contingenti. Queste misure restano in piedi indipendentemente dai seggi vinti o persi al Congresso, perché nascono da atti dell'esecutivo.

La EPA cancella la norma sui gas serra del 2009 e i limiti alle emissioni delle auto.
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Anche la revoca degli standard sulle emissioni segue questa logica. La EPA ha approvato il 12 febbraio 2026 una norma che annulla la determinazione del 2009 sui gas serra e tutti gli standard federali di emissioni per veicoli e motori dagli anni-modello 2012 al 2027 e successivi, con entrata in vigore fissata a 60 giorni dalla pubblicazione nel Federal Register.

La NHTSA, l'agenzia che regola i consumi dei veicoli, ha poi finalizzato il 28 settembre 2026 una norma sui consumi di carburante valida dagli anni-modello 2022 al 2031. La pubblicazione sul Federal Register prevede un'entrata in vigore fissata al 30 novembre 2026, una scadenza ormai imminente ma già definita. Nessuna delle due scadenze dipende dal risultato elettorale di novembre.

Incentivi, standard e tariffe: chi può ancora intervenire

I crediti fiscali per i veicoli puliti erano stabiliti da una legge e un'altra legge li ha chiusi. Il Public Law 119-21, firmato il 4 luglio 2025, ha reso il credito per i veicoli puliti disponibile solo per i mezzi acquisiti entro il 30 settembre dello stesso anno. Riportarlo in vita richiederebbe un nuovo voto del Congresso, non un ordine esecutivo: è l'unico dei tre fronti, dazi, emissioni, incentivi, dove il nuovo equilibrio parlamentare conta davvero.

Nuovo wallbox Schneider: ricarica EV veloce senza rifare il quadro

Restano invece alcuni incentivi per le infrastrutture di ricarica, validi per gli impianti attivati entro il 30 giugno 2026.

Foto di: Schneider Electric

Altri crediti federali legati alla mobilità elettrica, però, non sono finiti con quella data. Il credito per l'installazione di infrastrutture di ricarica e rifornimento alternative resta disponibile per gli impianti messi in servizio fino al 30 giugno 2026, insieme ad altre agevolazioni su energia e trasporti che continuano a valere oltre il 2025. Anche questi strumenti possono influenzare il costo reale di un'auto elettrica e della sua ricarica.

Gli standard sulle emissioni restano terreno della EPA e della NHTSA. Un cambio di maggioranza al Congresso può aprire inchieste o minacciare tagli di bilancio alle agenzie, ma non riscrive da solo una norma già entrata in vigore. Per tornare indietro serve una nuova determinazione agenziale, un processo lungo mesi, oppure una sentenza che la cancelli in tribunale.

I dazi restano la leva più nelle mani di chi occupa la Casa Bianca. Le proclamazioni presidenziali che li hanno imposti possono essere modificate o ritirate con lo stesso strumento, senza passare dal Congresso.

Chi valuta oggi l'acquisto di un'auto elettrica, o segue le mosse dei costruttori cinesi che provano a entrare nel mercato americano, guarda dunque più alla Casa Bianca e alle agenzie federali che al nuovo Congresso uscito dalle urne.