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Trump fa discutere anche sull’auto: c’entrano elettrico e Cina
Non solo i casi Minneapolis e Groenlandia: il presidente perde contro gli Stati privati dei fondi alla ricarica e apre al Made in China

Foto di: White House
Riccardo Ciriaco 
Di: Riccardo Ciriaco
26 gen alle 13:00
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Sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo per i casi Minneapolis e Groenlandia, il presidente statunitense Donald Trump sale agli onori delle cronache anche nel settore automotive. E succede per due questioni strettamente legate fra loro.
L’ultima, in ordine di tempo, riguarda la battaglia giudiziaria fra l’amministrazione guidata dal tycoon e 20 Stati federati a trazione democratica che avevano intentato causa contro la sospensione dei finanziamenti all’installazione delle colonnine di ricarica decisa l’anno scorso proprio da Washington DC.
Tabula rasa
I sussidi erano stati varati dall’ex inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, nell’ambito di un più ampio programma di incentivi all’auto elettrica. Con un totale di 5 miliardi di dollari, il tesoretto era stato già assegnato agli Stati ricorrenti, salvo poi lo stop dello Studio Ovale.
Adesso la giudice distrettuale di Seattle, Tana Lin, definisce illegale la sospensione del piano di infrastrutturazione. Esultano le associazioni ambientaliste, mentre nessun commento arriva dal dipartimento americano dei Trasporti, contattato dall’agenzia di stampa britannica Reuters.
La decisione arriva nella settimana che precede l’esame al Senato di una proposta di legge (già approvata alla Camera) per il dirottamento ad altre priorità di 879 milioni di dollari destinati finora alla ricarica dei veicoli elettrici. Il provvedimento potrebbe influenzare il voto dei senatori.

Una stazione di ricarica per auto elettriche in America
“Lasciate che la Cina entri”
Quasi contemporaneamente, arriva la notizia delle dimissioni forzate di Elizabeth Cannon dal ruolo di direttrice esecutiva dell’Information and Communications Technology and Services (ICTS), un ufficio creato nel 2022 per indagare sulle minacce alla sicurezza nazionale delle vetture cinesi importate.
Pochi mesi prima dell’insediamento del Trump-bis, l’ente aveva vietato l’ingresso negli States di veicoli Made in China. Ora, secondo fonti della Reuters, Cannon sarebbe stata accompagnata alla porta per scongiurare un più rumoroso licenziamento, in un momento di distensione dei rapporti fra USA e Pechino, quantomeno sul fronte delle quattro ruote.
“Se (i produttori d’auto cinesi, ndr) vogliono entrare e costruire uno stabilimento e assumere voi, i vostri amici e i vostri vicini, è fantastico, lo adoro”, le parole pronunciate dal presidente durante un discorso a Detroit tenuto all’inizio di questo mese.
“Lasciate che la Cina entri”.
Cannon decadrà dall’incarico il 20 febbraio. Nel frattempo, l’ufficio minimizza i fatti: “I recenti cambiamenti di personale rafforzeranno l’Ufficio ICTS e garantiranno che esso continui a fornire risultati per il popolo americano”.
Ma gli esperti avvisano: “Sarà difficile trovare qualcuno che sostituisca Liz Cannon nel suo incarico. Anche se ci troviamo in un periodo di distensione, è importante avere le competenze necessarie per valutare i rischi e le possibili azioni, altrimenti la situazione si ritorcerà contro di noi”, dichiara Geoffrey Gertz, ricercatore senior del Center for New American Security, un think tank di Washington specializzato in sicurezza nazionale.
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