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Le batterie usate ora alimentano anche i data center

I pacchi ritirati dalle auto elettriche trovano una nuova vita nelle microgrid e costano fino al 70% meno degli accumulatori nuovi

Le batterie usate ora alimentano anche i data center

Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Eleonora Lilli Eleonora Lilli

Di: Eleonora Lilli

7 set alle 14:30

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La transizione elettrica lascia dietro di sé una montagna di pacchi batteria che hanno perso solo una parte della loro capacità originale, non tutta. Una batteria di seconda vita, cioè un pacco tolto da un'auto elettrica quando scende sotto l'80% della carica utile ma resta adatto a usi meno esigenti, sta già diventando la base di diverse microgrid reali.

Una microgrid, ovvero una rete elettrica locale che può funzionare anche staccata dalla rete principale, non richiede le stesse prestazioni di un'auto in autostrada. In questi sistemi le batterie esauste per la trazione trovano una seconda occupazione, riducendo l'energia prelevata dalla rete centrale e aumentando l'autoconsumo locale di fotovoltaico.

Come funziona il riuso nelle microgrid

Il vantaggio economico è il primo motivo per cui costruttori e gestori di flotte guardano a questa strada. I sistemi di accumulo costruiti con pacchi EV di seconda vita hanno costi inferiori dal 30% al 70% rispetto a batterie stazionarie nuove, secondo analisi di settore su progetti già operativi su torri di telecomunicazione e mini-grid rurali in diversi Paesi.

L'effetto non riguarda solo i costi. In diversi casi studio i pacchi recuperati da veicoli elettrici vengono accoppiati con impianti fotovoltaici su tetti residenziali o industriali, così da spostare alle ore serali una parte maggiore dell'energia solare prodotta di giorno. In questo modo si alleggeriscono i picchi di domanda sulla rete e si riduce il ricorso ai gruppi elettrogeni alimentati a gasolio.

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Sistemi di accumulo con batterie EV di seconda vita: risparmio fino al 70% e fotovoltaico integrato.

Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

La scala a cui si sta arrivando non è più sperimentale. In Nevada la microgrid solare Crusoe-Redwood, sviluppata da Crusoe Energy e Redwood Materials, alimenta con centinaia di batterie EV di seconda vita alcuni data center per intelligenza artificiale, fornendo 12 MW di potenza e 63 MWh di capacità. A marzo 2026 l'impianto riportava una disponibilità operativa del 99,2%, con un'espansione in corso che porterà i moduli alimentati da 4 a 24.

Degradazione e controllo: la vera sfida tecnica

Non tutte le chimiche invecchiano allo stesso modo, e la scelta iniziale della batteria condiziona quanto a lungo può lavorare in una seconda vita. Le celle LFP (litio ferro fosfato) arrivano a 3.000-5.000 cicli mantenendo l'80% della capacità, mentre le chimiche NMC e NCA si fermano tipicamente tra 1.000 e 2.500 cicli allo stesso livello.

Il problema più concreto per chi progetta una microgrid non è la degradazione in sé, ma la sua disomogeneità. Un'analisi sul mercato indiano segnala che integrare moduli con età, chimica e stato di salute diversi può generare squilibri di tensione e corrente, un rischio che richiede sistemi avanzati di battery management, il software che sorveglia e bilancia ogni singola cella del pacco.

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Sistema BMS per microgrid: monitoraggio e bilanciamento di batterie con diversa chimica e usura.

Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Su questo fronte il settore si sta muovendo anche fuori dal riciclo puro. Redwood Materials, l'azienda statunitense nata dal riciclo delle batterie, ha ampliato l'attività alla costruzione di sistemi di accumulo con pacchi di seconda vita, con i primi progetti realizzati insieme a batterie riutilizzate dagli scarti di produzione Rivian. In parallelo cresce l'attenzione anche per il passaggio successivo, quello del riciclo delle batterie a fine ciclo una volta esaurito anche l'uso stazionario.

Quanto pesa questo scenario sulla rete e sulla mobilità

Il bacino di materiale disponibile cresce rapidamente insieme al parco auto elettriche in circolazione. Le analisi più recenti del World Resources Institute, organizzazione internazionale che analizza politiche ambientali ed energetiche, indicano che già intorno al 2030 il volume globale di batterie ritirate dai veicoli potrebbe superare i 300 GWh, equivalenti a circa 4,6 milioni di pacchi completi.

Non è solo un tema di seconda vita. Alcuni modelli integrano già la ricarica bidirezionale, come mostra la diffusione del vehicle-to-load testato da ADAC, che permette di alimentare carichi esterni partendo dal pacco di trazione. In diversi scenari di ricerca questa capacità si somma ai sistemi stazionari di seconda vita, portando su scala globale una disponibilità teorica di stoccaggio di diversi terawattora entro metà secolo.

Redwood Materials oggi combina pacchi di oltre 100 modelli diversi in sistemi standardizzati e descrive il nuovo business dello storage come rapidamente scalabile, a partire da grandi microgrid già operative come quella di Sparks in Nevada. In parallelo piattaforme modulari come M-STOR di Connected Energy dimostrano che l'architettura per scalare questi sistemi esiste già ed è in fase di diffusione commerciale.

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