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Ricarica e colonnine
Qualcosa sta cambiando per le colonnine: modello Tesla per tutti?
Sempre più Case si impegnano in prima persona per la diffusione delle infrastrutture di ricarica: il business può dare soddisfazioni

Riccardo Ciriaco 
Di: Riccardo Ciriaco
20 gen 2022 alle 08:36
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Dando vita alla vasta rete di Supercharger sparsi nel mondo, Tesla è stata pioniera non solo dell’auto elettrica, ma anche delle colonnine "fai-da-te" dei costruttori. A Palo Alto avevano capito già nel 2012 che premere l’acceleratore delle vendite avrebbe richiesto un numero adeguato di infrastrutture, perché affidarsi alle sole stazioni terze non sarebbe stato sufficiente. E poi, vuoi mettere poter gestire in house anche le colonnine?
L’idea ha fatto scuola, perché quello di Elon Musk e soci sta diventando un modello per tanti competitor, che provano a seguire l’esempio, finora vincente, della Casa statunitense.
Perché conviene
Gli obiettivi sono due. Prima di tutto, non restare fuori da una fetta di mercato che si rivelerà sempre più ghiotta nel tempo. In secondo luogo, supportare i piani di elettrificazione che, man mano, si stanno arricchendo di nuovi capitoli. Oltre ovviamente a spingere le immatricolazioni, magari con qualche sconto sul pieno di elettricità, e a sfruttare i virtuosismi di una maggiore integrazione auto-rete.

Stazione di Tesla Supercharger
I vari costruttori si sono resi conto che la strada percorsa da Tesla si sta rivelando quella giusta e si muovono con decisione ora per correggere il tiro su un aspetto: lasciare che siano altri player a gestire e fare affari con la ricarica dei veicoli a batteria.
Fra questi, oltre ai player elettrici, si vogliono ritagliare un spazio importante anche le big oil, in cerca di nuove opportunità. L’ultima a spiegare la convenienza di guardare in questa direzione è stata l’inglese BP: “Se penso al confronto tra un pieno di carburante e uno di energia, ci stiamo avvicinando al punto in cui i guadagni che ci arrivano dal secondo sono maggiori rispetto a quelli del primo”, ha dichiarato Emma Delaney, responsabile clienti e prodotti della major.
I piani delle Case
Una volta capito dove andare, le Case hanno cominciato a muoversi in modo diverso. Quasi tutte stanno puntando sulle colonnine fast e ultrafast, ma qualcun’altra ha deciso di non trascurare la ricarica meno veloce. Altri, per il momento quasi solo in Cina, guardano al battery swap, soluzione che da noi è stata reinterpretata in chiave car sharing.

Colonnine Ionity
BMW, Ford, Volkswagen, Daimler e Hyundai hanno pensato che l’unione fa la forza e lanciato così la joint-venture Ionity, ormai prossima ad ampliare la rete a 7.000 punti di rifornimento entro il 2025 con un investimento di 700 milioni di euro.
Wolfsburg sembra essere la più attiva di tutte, visto che ha stretto alleanze a diverse latitudini, da quella con Iberdrola per arrivare a Enel X, senza dimenticare il lavoro della controllata Electrify America negli Stati Uniti e della j.v. in Cina con Star Charge JAC e FAW, battezzata CAMS.

Volkswagen ID.4 nella stazione Enel X a Roma, Corso Francia
Contemporaneamente, Stellantis non sta a guardare. Il suo progetto sulla ricarica si chiama Atlante e mira a creare la più grande rete nel Sud Europa, Italia compresa. In numeri, sono 35.000 punti di rifornimento in 9.000 stazioni entro il 2030. Anche General Motors, con il suo piano di elettrificazione da 35 miliardi di dollari, sta dando alle colonnine l’attenzione che meritano. Sulla stessa scia si muovono poi Rivian e Nio.
Tesla va ancora avanti
Ma Tesla non resta ferma e continua a installare Supercharger dappertutto, con il plus anche delle stazioni prefabbricate. A ottobre, ha annunciato che triplicherà la rete nei prossimi due anni. Secondo le stime di BloomberNEF, si parla di 84.000 punti di ricarica nel mondo. Elon Musk guadagnerà ancora terreno o ne perderà?
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Fonte: Bloomberg
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