Motus-E e Class Onlus al ministero dello Sviluppo Economico: bisogna creare una filiera industriale italiana. Anche con nuovi incentivi

“La mobilità elettrica costituisce una straordinaria opportunità di sviluppo per il nostro Paese che non possiamo lasciarci sfuggire”. Così il segretario generale di Motus-E, Dino Marcozzi, in occasione tavolo che si è tenuto oggi al ministero dello Sviluppo Economico per discutere il futuro della filiera automotive in Italia.

Il progetto “Missione E-Mobility Italia”

L'associazione ha proposto al ministro Patuanelli l’istituzionalizzazione del progetto “Missione E-Mobility Italia”, un coordinamento operativo centrale che definisca regole comuni e uniformi a livello nazionale su infrastrutture, piani di mobilità, politiche di supporto dell’industria e del mercato. In sintesi, rimarca Motus-E, è necessario fissare obiettivi chiari al 2030 e al 2050, stabilire la progressività delle misure e dotarsi di strumenti di misurazione di percorso.

La ricetta di Motus-E parte con il “sostegno alla filiera industriale”, che concretamente vuol dire facilitare i processi di aggregazione delle Pmi del settore. Il tutto incentivando gli investimenti in innovazione e formazione, anche in considerazione dei “nuovi posti di lavoro” che secondo l'associazione possono arrivare grazie a una svolta elettrica.

Nuovi incentivi all'acquisto e per le colonnine

Guardando al parco auto, Motus-E rileva che l'obiettivo deve essere avere 5 milioni di veicoli privati elettrificati sulle nostre strade al 2030, di cui 4,1 milioni full electric.

“L’ecobonus ha rappresentato un ottimo inizio, ma va rafforzato almeno a 130 milioni”, sottolinea l'associazione, “utilizzando tutta la raccolta generata dal malus ed estendendolo a chi noleggia, non solo chi acquista”. Per il finanziamento di questa misura, la proposta è di un nuovo calcolo del bollo che faccia pagare progressivamente di più a seconda delle classi emissive più inquinanti.

Motus-E ribadisce poi la necessità di un sostegno all'infrastrutturazione pubblica e privata, con semplificazioni normative e tariffe di ricarica “sostenibili”, e richiama l'attenzione anche sulla necessità di “politiche mirate di sostegno” per decarbonizzare i servizi pubblici di mobilità.

Il nodo infrastrutture e costi di ricarica

A sostenere al tavolo Mise la necessità di interventi più incisivi per la mobilità elettrica anche Class Onlus, secondo cui bisogna “osare molto di più rispetto al passato”. Innanzitutto per il Comitato presieduto da Camillo Piazza non bisogna bloccare a novembre la possibilità di accedere completamente all’incentivo previsto per 2019. Ancora, occorre dare “piena attuazione” alle indicazioni del Piano nazionale infrastrutture ricarica elettrica (Pnire) del 2016, stabilendo tempistiche massime per la concessione di permessi relativi all’installazione e standard tecnologici uniformi.

Lato costi di ricarica Class Onlus insiste sulla necessità di tariffe “tali da favorire la diffusione iniziale della mobilità elettrica”. Per le colonnine pubbliche si chiede in particolare di prorogare la validità della tariffa specifica Btve oltre il 2019 e riformarla, con una riduzione significativa nei valori delle componenti regolate e si rimarca che la diminuzione della Btve dovrebbe includere “una fascia oraria a tariffa ribassata per agevolare l’utilizzo della generazione da fonte rinnovabile solare quando disponibile e diminuire il carico al picco serale”.

Affrontato anche il nodo delle ricariche private nel caso in cui non si abbia nel box la stessa tariffa dell'abitazione, mentre tornando agli incentivi all'acquisto la richiesta è che il bonus venga almeno triplicato (210 milioni), concentrandosi in questa fase sul mercato dei privati.

Una filiera per la seconda vita delle batterie

Inoltre, anche Class Onlus sostiene che servono finanziamenti per la formazione e chiede di supportare lo sviluppo di una catena del valore delle batterie e il loro riutilizzo successivo nella filiera della “second life”.

“Sarebbe auspicabile” infine secondo il Comitato “che i proventi generati, ad esempio, per il riequilibrio rispetto alle benzine, con l’aumento di qualche centesimo al litro del prezzo del diesel, venissero impiegati per la creazione di una filiera italiana della mobilità elettrica”.