Mentre Europa e Usa faticano per diffondere le EV "tradizionali", in Cina, dove sono già 2 milioni, si guarda al futuro. E si spinge sull'idrogeno

In Europa è (quasi) sconosciuto, mentre per i media cinesi è "il padre dell'auto elettrica". Si chiama Wan Gang e, già vent'anni fa, convinse il Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese a puntare tutto sull'auto elettrica. Oggi vicepresidente del più importante organo politico consultivo del Paese, in una recente (e rara) intervista Wan Gang ha annunciato il prossimo passo nella strategia della mobilità sostenibile cinese: l'idrogeno.

Dall'Audi al ministero

Ingegnere meccanico specializzatosi in Germania grazie a un programma governativo di studio all'estero, negli anni Novanta Wan Gang fece carriera in Audi fino a livelli dirigenziali. In questo ruolo, ebbe l'opportunità di invitare rappresentanti del governo del suo Paese a visitare gli avanzati stabilimenti tedeschi. Uno di questi incontri lo portò a conoscere l'allora Ministra della Scienza di Pechino. Fu grazie a questo incontro che Wan Gang tornò in patria in qualità di esperto e convinse il principale organo amministrativo dello stato cinese a investire sull'elettrificazione, così da garantire al Paese un primato tecnologico e una maggiore indipendenza energetica.

Da Ministro della Scienza e della Tecnologia, ha concretizzato questa direttiva strategica fino a rendere la Cina leader a livello mondiale nelle tecnologie e nella produzione di celle batteria e veicoli elettrici. Costringendo Europa e Stati Uniti d'America all'inseguimento. Già oggi in Cina circolano più di due milioni di veicoli totalmente elettrici, in Europa e USA sono la metà.

Idrogeno, la produzione per le fuel cell

C'è l'idrogeno nel futuro della Cina

In una rara ed esclusiva intervista con Bloomberg, Wan Gang ha dichiarato: "Dobbiamo attivarci per creare una società dell'idrogeno". Wan Gang ha poi aggiunto che il governo cinese investirà risorse per promuovere in alcune regioni selezionate della Cina l'adozione di veicoli a celle di combustibile, oltre alla sperimentazione della produzione, dello stoccaggio e del trasporto dell'idrogeno.

Nella visione di Wan Gang, veicoli elettrici in città e veicoli a idrogeno per i trasferimenti più lunghi realizzerebbero la combinazione ideale per ridurre l'inquinamento e la dipendenza della Cina dalle importazioni di petrolio. Nella pratica, questa tendenza si sta già traducendo in un progressivo spostamento degli incentivi governativi dai veicoli a batteria a quelli a celle di combustibile.

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Giappone e Corea in testa, Europa e USA di nuovo gregari?

Il recente interesse cinese per l'idrogeno potrebbe essere l'iniezione di fiducia e capitali che questa tecnologia attendeva. Per ora, infatti, i veicoli a celle a combustibile sono stati prodotti in piccola serie dal gruppo sudcoreano Hyundai e dai gruppi giapponesi Honda e Toyota. Quest'ultimo si sta muovendo rapidamente per coinvolgere la Cina nel passaggio alla "società dell'idrogeno", caldeggiato anche dal governo giapponese. Di recente, infatti, Toyota ha fornito la propria tecnologia alle aziende cinesi FAW e Higer, controllate del governo di Pechino specializzate nella produzione di bus e camion.

Questo cambio di direzione della Cina voluto e promosso da Wan Gang vedrebbe, ancora una volta, Europa e Stati Uniti d'America nel ruolo di "gregari tecnologici". Ossia mercati di sbocco per l'acquisto delle tecnologie e dei prodotti senza competenze tecniche né capacità produttive, ancora una volta in ritardo e incapaci di "fare sistema". L'unica eccezione, per ora, è rappresentata da Mercedes-Benz, che propone una variante a idrogeno del SUV GLC. Ma, anche qui, si tratta di una produzione in numeri ridotti: poco più di un timido tentativo di resistenza.