Intervista al general manager Southwestern Europe di Jump, Michele Biggi: "Vogliamo essere una piattaforma multimodale per la mobilità"

L'ecosistema di Uber cresce in Italia e porta a Roma Jump, il servizio di bike sharing - con biciclette a pedalata assistita - attivo già in 21 città tra Europa e Stati Uniti, al suo debutto assoluto nella Penisola.

Una bella sfida alla luce degli infelici precedenti delle bici condivise nella Capitale, che però non spaventano il colosso americano, pronto a partire dalla Città Eterna per portare le sue bici rosse anche in altri centri italiani. E non solo, perché a tendere l'obiettivo di Uber è di sfruttare al massimo la sua piattaforma "multimodale" anche nel nostro Paese. Ne abbiamo parlato con Michele Biggi, general manager Southwestern Europe di Jump, che ci ha spiegato tutto su questo nuovo servizio e ha fatto luce sui piani futuri dell'azienda.

I dettagli del servizio

Partiamo dalla base. Come funziona Uber Jump? Quanto costa?

Il funzionamento è molto semplice. Si individua sull'App la bicicletta più vicina, si prenota e una volta raggiunta si sblocca con la scansione di un QR Code. A quel punto si regola il sellino e si parte. Il costo è di 50 centesimi allo sblocco e poi di 20 cent al minuto, quindi stimiamo che un viaggio medio si aggiri intorno ai 3-4 euro. Le biciclette, in grado di raggiungere i 25 km/h e dotate di tre marce, saranno inizialmente 700, per arrivare a 2.800 nelle prossime settimane.

Cosa può dirci della scelta di Roma?

Roma è una città perfetta per la nostra bicicletta, ha caratteristiche urbanistiche molto particolari. E' una città grande ma con aree ad elevata densità sia di popolazione che di traffico. Anche la topografia è è ideale perché a causa delle pendenze richiede una propulsione elettrica come quella delle nostre bici a pedalata assistita.

Uber Jump Bike Sharing

Il problema del vandalismo

Non temete gli atti di vandalismo osservati in passato?

A Roma non c'è un tema diverso da altre città: tutte possono avere problemi di vandalismo. Noi siamo convinti che sia la qualità del servizio a disincentivare questi fenomeni. Innanzitutto è importante la frequenza di utilizzo, perché più le biciclette vengono utilizzate e meno sono soggette a vandalismo. Per questo l'offerta aumenterà in maniera graduale seguendo la domanda. Dopodiché il nostro impegno è di guadagnarci la fiducia sul campo. Il vandalismo è direttamente proporzionale a quanto il prodotto non soddisfa l'utente, quanto più è apprezzato tanto meno sarà oggetto di questi fenomeni. Infine, contribuiranno a combattere il vandalismo anche le caratteristiche della bici e del servizio.

Quali sono le vostre armi in più contro questo fenomeno?

Il peso delle bici è di 3-4 volte quello delle biciclette usate in passato per il bike sharing e la tecnologia del lucchetto estensibile incoraggia gli utenti a usare gli appositi supporti delle bici. Il Gps utilizzato poi è molto evoluto e consente di monitorare le bici in tempo reale, permettendo di intervenire molto velocemente con il nostro team di 50 operatori sul campo pronti a riposizionare le bici e risolvere eventuali problemi. Anche il lavoro di mappatura della città è stato fatto in maniera certosina, definendo esattamente dove non si può parcheggiare. Dopo numerosi avvisi dell'App scatteranno anche delle multe. Il Lungotevere, ad esempio, è stato escluso dai luoghi dove si può lasciare la bici.

Uber bike sharing

Le prospettive future in Italia

Dopo Roma puntate anche ad altre città italiane?

Vogliamo arrivare in quante più città possibili. Siamo convinti che questa soluzione possa rispondere a esigenze comuni di tutti i grandi agglomerati urbani: ridurre il traffico e l'inquinamento. Naturalmente però è un percorso a doppia mandata, serve anche l'impegno degli sviluppi regolatori da parte delle città.

All'estero Jump è anche monopattini elettrici. Li porterete anche in Italia?

L'Italia sta andando avanti sulla micromobilità, anche se alcuni Comuni sono più avanti e altri più indietro. Ovviamente noi stiamo considerando anche questa possibilità e siamo pronti a riparlarne quando ci saranno sviluppi.

Appurato che non c'è l'intenzione di rilanciare in Italia Uber Pop, con quali altri servizi di mobilità sfrutterete la vostra piattaforma nella Penisola?

Noi vogliamo essere una piattaforma multimodale, in grado di far coesistere una gamma di modalità differenti per spostarsi in città. L'obiettivo è essere importanti per le località che ci ospitano e per i cittadini. In città come Londra e Parigi siamo attivi con prodotti che vanno dal ride sharing alla micromobilità elettrica, estendendosi fino al trasporto pubblico. In molte città integreremo una funzione di journey planning multimodale nell'applicativo e addirittura il ticketing. Anche in Italia si potranno avere sviluppi su questo fronte.

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