Apple CarPlay su Tesla? Si può fare, più o meno
C'è chi è riuscito a far funzionare Apple CarPlay sul software di Tesla. La soluzione è complicata, ma ora disponibile al download
Non è un mistero che Tesla si tenga ben lontana dal supportare soluzioni di mirroring come Apple CarPlay e Android Auto, merito (e demerito) del sistema operativo proprietario cui l’azienda tiene in particolar modo.
Con un po’ di arguzia, di pazienza e con gli strumenti giusti è tuttavia possibile aggirare le restrizioni. Lo dimostra uno sviluppatore polacco che, in sostanza, è riuscito a far girare Apple CarPlay sulla propria Tesla, pur non senza difficoltà.
Il necessario della soluzione fai da te
Il sistema operativo che si trova alla base della tecnologia di Tesla è ricco, completo e in sostanza indipendente. È praticamente questo uno dei motivi principali che ha spinto la Casa di Elon Musk a non cedere nei confronti di soluzioni terze come Apple CarPlay e Android Auto (proprio come sulla smart#1), nonostante qualche legittima lamentela che ogni tanto trapela.
È in tale contesto che prende le mosse il tentativo (riuscito) da parte dello sviluppatore polacco, Michał Gapiński, di aggirare le limitazioni e proiettare lo schermo dello smartphone sul display della propria Tesla. Non è stato affatto semplice, basti pensare che sono serviti un modem LTE, cavi HDMI e Ethernet, un radiatore per tenere basse le temperature d’esercizio, ma soprattutto due computer Raspberry Pi, uno con a bordo Android, l’altro con Linux.
Funziona tutto, ma che fatica
Per chi volesse avventurarsi nell’operazione c’è una guida dedicata e ben dettagliata in cui è spiegato tutto. Qui basti sapere che Gapiński è riuscito a far funzionare la soluzione attraverso il browser web di serie di Tesla, soluzione che è gestibile perfino coi pulsanti dei comandi al volante (oltre che col touch, s'intende).
Ci sono voluti ben 6 mesi di tentativi per riuscire nell’impresa. Ma ora il tutto è fruibile per chi voglia cimentarsi nell’impresa, disponibile al download in una versione alpha, quindi sperimentale e destinata agli smanettoni, a chi già ha messo in preventivo problemi di varia natura.
Lo stesso sviluppatore, in occasione della presentazione di questa nuova versione ha tenuto a precisare che “l’attenzione è ora tutta rivolta a una migliore integrazione e semplificazione. Eliminare la necessità dei due Raspberry Pi aiuterà a ridurre costi e difficoltà, con l’obiettivo di ottenere qualcosa che può essere portato a termine in pochi minuti”. Staremo a vedere.
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