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Quanta autonomia resta alle Tesla Model 3 usate con batterie LFP
I dati mostrano che le berline con celle al litio-ferro-fosfato mantengono un chilometraggio maggiore rispetto alle chimiche tradizionali


Di: Tim Levin
Tradotto da: Riccardo Ciriaco
29 nov 2025 alle 07:00
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La Tesla Model 3 è una delle migliori — e più facilmente reperibili — auto elettriche da comprare usate: la berlina offre buona autonomia e ottime capacità di ricarica, integra software ai vertici del settore e in Italia può essere comprata a meno di 25.000 euro.
Ma come stanno le batterie? Un automobilista può essere tranquillo sul fatto che una Tesla con qualche anno alle spalle mantenga buone prestazioni?
Meglio LFP che ioni di litio
In generale, sì. È comune vedere Model 3 con oltre 150.000 km che conservano la maggior parte della capacità iniziale. Davide Giacobbe, cofondatore e ceo di Voltest, startup specializzata nello stato di salute degli accumulatori, ha condiviso dati significativi: circa il 70% dei veicoli testati conserva almeno l’80% della capacità.
Se però si vuole massimizzare la longevità della batteria di una Tesla usata, conviene scegliere un modello con batteria LFP (litio-ferro-fosfato). Questa chimica è nota per il basso costo, l’ottima resistenza al calore e alle alte tensioni, la grande durata e la possibilità di essere caricata al 100% senza danni. Le batterie ad alto contenuto di nichel offrono maggiore densità energetica e ricariche più rapide, ma tendono a degradarsi più velocemente.
Per capire l’impatto della chimica sulla perdita di autonomia nel tempo, Giacobbe ha analizzato 20 Model 3 recenti valutate dai clienti della sua azienda: metà erano Standard Range RWD con batterie LFP, metà con pacchi NCA (nichel-cobalto-alluminio). Tutte avevano superato le 100.000 miglia (160.000 km).
Il campione è ridotto, ma i risultati sono illuminanti. Le vetture NCA (vendute tra il 2019 e il 2022) mostravano un “state of health” tra il 71% e l’83%, in prevalenza nella fascia medio-alta del 70%. Le LFP, tutte del 2022, hanno registrato valori ben superiori: tra l’87% e il 93%. Una aveva ancora il 92% dopo quasi 140.000 miglia (225.000 km); un’altra il 90% con oltre 165.000 miglia (265.000 km). In generale, le Model 3 con batterie LFP avevano percorso più chilometri rispetto a quelle con chimica NCA.
È vero che i modelli LFP erano più recenti, ma per Giacobbe la differenza è troppo marcata per essere attribuita solo all’età. I dati confermano che le batterie LFP si degradano più lentamente.
I dati di Voltest mostrano la differenza tra il degrado delle batterie LFP e NCA nei veicoli Tesla Model 3 Standard Range.
Foto di: InsideEVs
C’è anche un altro fattore: le celle NCA avevano pacchi più piccoli (52,4 kWh contro 60,5 kWh delle LFP), che significa ricariche più frequenti. Tesla, inoltre, consiglia ai proprietari di auto LFP di caricare regolarmente al 100%, mentre gli altri modelli devono fermarsi all’80%. Di conseguenza, le NCA probabilmente hanno visto un maggior numero di cicli di carica e scarica.
Come scovare una Tesla LFP
Come sapere quali Tesla montano batterie LFP? Non è facile, perché spesso l’informazione non compare negli annunci. La Casa ha adottato questa chimica sui modelli Model 3 Standard Range RWD a fine 2021. Secondo Recurrent, per verificare basta controllare le impostazioni dell’auto (Controls > Software > Additional Vehicle Information) o il menu di ricarica: se consiglia il 100%, è LFP; altrimenti no.
Vale anche la pena ricordare che le batterie LFP non sono sempre la scelta migliore: scegliendo un modello non-LFP si può accedere alla trazione integrale e ad autonomie superiori. Nel lungo termine, un pacco più grande potrebbe compensare una degradazione leggermente più rapida.
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