Già trasmessa alle autorità di Pechino la richiesta di equipaggiare le auto con un nuovo accumulatore litio-ferro-fosfato (di CATL?)

In un quadro geopolitico sempre più teso tra Usa e Cina, con riflessi anche sulla corsa alla batteria da 1 milione di miglia, Tesla vuole continuare a recitare il ruolo del "libero". La Casa californiana infatti, nonostante il tentativo dei cinesi di SVolt di "bruciare" il Battery Day di Elon Musk annunciando in anticipo la loro super batteria, continua a muoversi sottotraccia per cominciare a utilizzare proprio nel Paese del Dragone il suo primo accumulatore senza cobalto (elemento che incide in maniera decisiva sui costi).

La richiesta a Pechino

A valle delle indiscrezioni diffuse dalla Reuters sulla collaborazione con il gigante locale CATL per le batterie delle Model 3 prodotte a Shanghai e non solo, nel fine settimana è emerso che Tesla avrebbe già informato le autorità cinesi di una possibile variazione della tecnologia utilizzata.

In particolare, come riporta un documento pubblicato sul sito del ministero dell’Industria di Pechino, il costruttore di Palo Alto avrebbe chiesto l’autorizzazione per equipaggiare le auto prodotte nella Gigafactory cinese con una nuova batteria litio-ferro-fosfato (LFP). Sarà la “cobalt-free” frutto dell’ormai svelata cooperazione con CATL, il colosso deciso ad estendere il dominio asiatico sulle batterie?

Il laboratorio di Shanghai

Il documento reso noto dalle autorità cinesi non indica né i tempi né il produttore delle nuove batterie che Tesla si appresta ad utilizzare, anche se dalla stessa CATL trapelano informazioni su un possibile avvio delle forniture dal mese di luglio.

Finora, lo ricordiamo, le batterie impiegate sono state quelle realizzate da Panasonic ed LG Chem e la Model 3 cinese si è già messa in luce per avere caratteristiche migliori rispetto a quella prodotta Oltreoceano, rappresentando una sorta di laboratorio su cui sperimentare eventuali migliorie da estendere anche al resto della produzione.

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