L'avvento dell'auto elettrica e la sua sempre più massiccia diffusione hanno fatto nascere numerose domande in istituzioni e consumatori, tra le quali le più ricorrenti sono:

  • Quanto inquina realmente un’auto elettrica?
  • Quanta CO2 emette nel suo completo ciclo di vita, dalla produzione in fabbrica al riciclo a fine vita?
  • Esistono veicoli realmente a emissioni zero?
  • Quali sono i fattori responsabili di maggiori emissioni da parte di queste vetture?
  • Che differenze, in termini di emissioni complessive, ci sono tra vetture endotermiche ed elettriche?

Le stesse domande alle quali fornisce una risposta concreta lo studio "Le variabili emissive dell'auto elettrica: ricarica, utilizzo e stili di guida”, realizzato dalla Fondazione Caracciolo (Centro Studi dell’ACI) e dal CARe - Center for Automotive Research and Evolution dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi - presentato nel corso degli Electric Days 2022.

Ciclo vita

Una ricerca approfondita, illustrata dal professor Fabio Orecchini (direttore del CARe), che parte da un dato importante: il ciclo vita ("Life Cycle Assestment") di un'auto elettrica, da quando si muove il primo braccio robotico nella fabbrica a quando viene dismessa. Solo in questo modo infatti si possono calcolare le effettive emissioni che accompagnano i modelli a batteria.

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Inoltre sono stati presi in considerazione cicli reali di guida sul territorio nazionale e specifiche tipologie di utenza, dal manager aziendale con abitazione dotata di impianto fotovoltaico, al nucleo familiare che ricarica sul suolo pubblico.

Fattori emissivi

Il primo dato che emerge nello studio presentato agli Electric Days 2022 è quello che evidenza come, tra i fattori di maggiore produzione di CO2, ci siano estrazione dei materiali per la costruzione delle batterie e il mix energetico utilizzato per costruzione e assemblaggio del veicolo. Proprio quest'ultima variabile cambia a seconda di dove sia la fabbrica: un veicolo costruito e assemblato in Cina (con attuale mix in prevalenza di fossili) supera di oltre il 35% quella dello stesso veicolo costruito e assemblato in Europa (mix EU), a parità di tutti gli altri parametri di utilizzo.

Lo stesso vale per le fonti dalle quali proviene l'energia utilizzata per ricaricare le batterie: quella proveniente da impianti fotovoltaici risulta avere una carbon footprint 9 volte inferiore rispetto a quella proveniente dalla rete. Ci sono poi le dimensioni dell'auto, maggiori sono maggiore è la carbon footprint.

Non si batte

Per calcolare esattamente le emissioni lo studio ha preso in considerazione differenti tipologie di auto elettriche, partendo dai 2 estremi: da una parte un veicolo costruito con energia 100% rinnovabile, con ricarica di energia da impianto fotovoltaico di autoproduzione e basse percorrenze annue, dall'altra un veicolo costruito con più del 70% di energia da fonti fossili, con percorrenze sensibilmente maggiori e prelievo di energia elettrica nella fase di ricarica da una rete con elettricità prodotta in prevalenza da fonte fossile.

Casi agli opposti che mostrano come i modelli più virtuosi abbiano delle emissioni - nell'intero ciclo vita - pari a 5,5 g/km nel caso di una smart EQ, 10,1 g/km prendendo invece in considerazione una Tesla Model 3. Fare un parallelo con auto endotermiche è difficile in quanto non esistono studi così approfonditi e le emissioni calcolate sono unicamente quelle "allo scarico".

Ci sono però delle stime formulate dallo stesso gruppo di ricerca che, prendendo una smart benzina, ha calcolato come valore minimo stimabile pari a 146 g/km CO2, vale a dire 29,2 volte superiore ai 5,5 g/km del “migliore elettrico”.