Sono 17 gli obiettivi di sviluppo sostenibile messi nero su bianco dall’Onu nell’Agenda 2030. In cima alla lista c’è ovviamente la lotta a fame e povertà, seguita da parità di genere, tutela dei mari, miglioramento delle infrastrutture e non solo. Ma come va l’Italia?

Il quadro lo dipinge l’Istat, con la quinta edizione del Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs). Il risultato dice che mentre la metà delle misure risulta in miglioramento, il 23% rimane stazionario e il 27% è addirittura in peggioramento. E l’auto, come se la cava in ottica sostenibilità?

Più del doppio

L’istituto parte dai target fissati dal Governo – precisamente dal Cite, il comitato interministeriale per la transizione ecologica – nel Piano per la Transizione ecologica (PTE), approvato a marzo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale a giugno. Due i traguardi che full electric e ibride plug-in dovranno tagliare entro il 2030: 6 milioni di veicoli in strada e quota di mercato al 25%. 

Alla fine del 2021, ricorda l'Istat, il totale delle auto elettriche e ibride (con tutti i gradi di elettrificazione) era di circa 1.150.000 unità nella Penisola, pari al 2,9% del parco circolante. Un numero che è quasi raddoppiato rispetto al 2020, con una crescita del 92,9% anno su anno. Dal 2014 al 2019, l’aumento aveva seguito la media del 40% all’anno. Tra il 2019 e il 2020 era stato invece del 66,8%.

La Fiat 500 cabriolet elettrica (2022) messa alla prova

A fare meglio di tutti sono state le full electric, più che raddoppiate, passando da 53.000 a 118.000 unità (a settembre 2022 sono quasi 160.000, come si legge nei dati di Motus-E). L'insieme di tutte le ibride è salito invece del 90%.

“Per quanto riguarda la quota di mercato – scrive l’Istat –, l’obiettivo fissato per il 2030 può già considerarsi sostanzialmente raggiunto, in quanto nel 2021 le auto elettriche e ibride (benché queste ultime non siano tutte plug-in) rappresentano il 36,4% delle nuove immatricolazioni, contro il 16,6% dell’anno precedente”.

Va notato, però, che la semplificazione usata in questo caso è piuttosto fuorviante, perché la differenza tra i diversi gradi di elettrificazione è abissale ed è un po' stridente sommare tra loro veicoli tecnicamente diversissimi – anche sotto il profilo delle emissioni di CO2 – come ibridi plug-in e mild hybrid, o anche full hybrid. Dispiace quindi smorzare l'ottimismo, ma gli obiettivi sono ancora molto lontani. E serve pertanto un maggiore impegno per raggiungerli.

C'è tanto da fare

Quanto messo in campo finora infatti non può bastare per centrare i target che l'Italia si è data. Nei mesi scorsi, lo stesso ministro Giovannini aveva usato parole poco confortanti per descrivere il percorso verso la fine del decennio. Il titolare del Mims aveva parlato a proposito del Pniec, che chiede 4 milioni di full electric e 2 milioni di plug-in in circolazione, sempre nel 2030.

“L’Italia è in ritardo rispetto ad altri Stati Ue, sia in termini di sistemi di ricarica che di nuovi veicoli”, erano state le sue parole, seguite da una serie di proposte per recuperare il gap. Compito di portarle a casa spetterà ora al nuovo esecutivo.