L’America potrebbe davvero diventare la nuova frontiera dell’oro dell’auto elettrica. Le misure adottate dalla Casa Bianca per promuovere la mobilità sostenibile stanno attirando aziende da tutto il mondo, sedotte dalle agevolazioni offerte a chi produce e opera negli Stati Uniti.

L’Europa in generale e in particolare la Germania, Paese del Vecchio Continente dove il comparto automotive pesa moltissimo, rischiano di finire nell’ombra e di perdere quell’attrattività che sembrava contraddistinguerle. Con gravi conseguenze sulla crescita economica della regione.

L’esempio Northvolt

Per dare un’idea di cosa sia riuscito a fare Joe Biden con il suo Inflaction Reduction Act (IRA) citiamo le parole di Peter Carlsson, ceo di Northvolt, azienda che ha investito in Europa per avviare la produzione di batterie per auto elettriche.

“Se costruissimo una Gigafactory negli USA – ha detto Carlsson – potremmo ricevere fino a 800 milioni di euro di aiuti”. Si tratta di una cifra di quattro volte superiore a quella messa sul piatto dal governo tedesco. “Senza contare che negli Stati Uniti il costo dell’energia è più basso”, ha aggiunto Carlsson, che ha anche ammesso che l’azienda che guida potrebbe anche decidere di ritardare l’avvio dei lavori di costruzione di una fabbrica a Heide, nel nord della Germania. Questo perché i vertici potrebbero decidere di dare priorità all’espansione negli Usa, mettendo in stand-by i piani per l’Europa.

Northvolt

Una Gigafactory Northvolt

Vanno tutti in America

Il fatto è che Northvolt non è la sola azienda a guardare agli Stati Uniti con interesse. Basta vedere cosa ha dichiarato Hyundai sul tema di fabbriche di auto e di batterie, giusto per citare l’esempio più recente.

La Germania patisce particolarmente questo cambio di baricentro. Perché gli Stati Uniti sono il principale mercato di importazione per le Case tedesche e, con le misure adottate a Washington, perdono competitività su tutti i fronti. Secondo un sondaggio delle camere di commercio tedesche nel mondo il 39% delle aziende raggiunte ha manifestato la volontà di investire negli USA, mentre solo il 32% si è detta favorevole ad avviare progetti in Europa.

Le stesse aziende tedesche dell’automotive aumentano gli investimenti al di là dell’Atlantico. Il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha dichiarato al quotidiano Handelsblatt che “c’è il serio pericolo che la prossima ondata di innovazione tecnologica non abbia luogo in Europa”.

BMW iX1, inizia la produzione a Regensburg

BMW iX1, inizia la produzione a Regensburg

La lotta all’IRA

Al momento nessun Paese si è schierato apertamente contro l’IRA adottando misure concrete, ma da più parti si sono sollevate lamentele sul fatto che la normativa americana violi le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Cina e Russia, soprattutto, hanno espresso preoccupazione, mentre l’Europa, che con gli USA sta facendo fronte comune anche sulla questione della guerra in Ucraina, stanno trattando affinché le aziende del Vecchio Continente possano godere di condizioni ad hoc, proprio come accade per quelle che hanno sede in Messico e in Canada. Anche di questo parlerà il presidente francese Emmanuel Macron nella sua visita negli USA della prossima settimana.

Serve un cambio di passo

Il problema europeo, però, non riguarda tanto la mancanza di fondi. Ci sono ingenti somme di denaro stanziate a sostegno di progetti che mirino a realizzare un’economia più sostenibile. Mancano però procedure snelle per ottenere i contributi, che spesso tardano tra richieste farraginose e mancanza di permessi necessari.

Assemblaggio del SUV elettrico ID.4 di Volkswagen nello stabilimento di produzione di veicoli di Chattanooga, Tennessee

Linee di produzione della Volkswagen ID.4 nello stabilimento di Chattanooga, Tennessee

Habeck ha spiegato: “Dovremmo cambiare la nostra politica industriale perché stiamo vivendo un momento di forte pressione. Bisogna correre: non possiamo permetterci di impiegare 12 anni per la costruzione di un impianto a idrogeno”.

Thomas Schaefer, ceo del marchio Volkswagen, ha usato parole dure contro l’Unione Europea: “Le norme sugli aiuti di stato sono obsolete ed eccessivamente burocratizzate. Sono concentrate sullo sviluppo a lungo termine di una regione piuttosto che sulla riqualificazione e ammodernamento delle strutture produttive già esistenti. C’è urgente bisogno di nuovi strumenti per evitare un’insidiosa deindustrializzazione. Non c’è tempo da perdere”.

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