Dove sarà prodotto l'idrogeno verde nei prossimi anni? L'Europa ha un'idea ben precisa: riutilizzare le zone industriali dismesse (per esempio dove prima sorgevano vecchie centrali a carbone) per costruire elettrolizzatori collegati direttamente alle rinnovabili sul territorio. Si tratta di un piano ambizioso e ben studiato, parte integrante della strategia RePowerEu.

In Italia, a oggi, solo due Regioni del sud si sono mosse con anticipo per accaparrarsi parte dei finanziamenti stanziati da Bruxelles: la Puglia e la Sardegna. Vediamo cosa sta succedendo nel tacco dello Stivale.

Il finanziamento e i progetti

La Regione vuole essere pioniera nella produzione di idrogeno verde sul territorio. Per farlo alla fine del 2022 ha pubblicato un avviso pubblico finalizzato alla selezione di proposte progettuali volte alla realizzazione di impianti di produzione di idrogeno rinnovabile in aree industriali non più utilizzate.

Nel documento, di diverse pagine, erano contenuti tutti i requisiti e i criteri premianti per l'ammissione in gara dei progetti, come per esempio le capacità degli impianti, i luoghi scelti per la costruzione e i costi.

Alla gara hanno partecipato 26 aziende - tra grandi e piccoli nomi - con altrettante proposte. Di queste solo cinque sono riuscite ad accedere ai 40 milioni di euro di finanziamenti messi in campo dal Pnrr. Al primo posto si è classificata Enel Produzione Spa, con un punteggio di 98,91.

La centrale termoelettrica Enel Federico II di Brindisi

Il progetto dell'azienda, dal costo di 9,8 milioni di euro, rientra nel grande piano di riconversione da carbone a gas di tre centrali elettriche italiane - sempre messo in piedi grazie all'ottenimento di finanziamenti per 38 milioni di euro dal Pnrr. Tra queste la Centrale termoelettrica Federico II di Brindisi, dove i lavori sono iniziati nel 2019.

Nei prossimi anni, quindi, nella stessa area saranno posizionati anche alcuni elettrolizzatori per realizzare idrogeno a partire dall'acqua, che sarà poi immagazzinato in impianti predisposti per poter essere utilizzato successivamente, sul territorio o altrove.

A cosa servirà

Il progetto di Enel Produzione Spa è soltanto uno dei cinque che, entro il 2026, dovrebbero nascere in Puglia. Ma a cosa servirà tutto l'idrogeno prodotto? Per capirlo è prima di tutto necessario inquadrare la Regione dal punto di vista economico.

La Puglia, infatti, è una zona geografica ricca di piccole e medie imprese, nonché industrie produttive. Lo sviluppo dell'idrogeno potrebbe svolgere l'importante funzione di "acceleratore" economico.

Nell'ottica di decarbonizzazione europea del trasporto su gomma, poi, questo nuovo "carburante" potrebbe giocare un ruolo fondamentale per i trasporti nella Regione, anche in vista della creazione delle nuove stazioni di rifornimento su tutto il territorio italiano, rendendola di fatto già "pronta" ai futuri scambi commerciali con l'estero.

CNH e Nikola

Un camion Nikola a idrogeno

Ma non solo. L'idrogeno prodotto da questi nuovi progetti, o almeno da quelli che vedranno la luce ufficialmente, potrà essere trasportato anche verso nord attraverso l'importante corridoio commerciale dell'Autostrada A14, per poter poi essere riutilizzato, sempre per esempio e per ipotesi, nelle zone industriali della Pianura Padana.

Il trasporto su gomma tuttavia non sarà quasi certamente l'unico modo per "spostare" il nuovo carburante. A essere riconverti in un secondo momento potrebbero essere anche gli attuali gasdotti metanieri, un'operazione complessa data dal peso non indifferente della molecola, ma attuabile posizionando una stazione di pompaggio intermedia sul percorso.

Peugeot e-Expert Idrogeno

L'idrogeno applicato ai veicoli commerciali leggeri

In questi giorni si sta parlando molto della possibilità dell'annullamento della terza rata del Pnrr da parte dell'Europa. I progetti per lo sviluppo dell'idrogeno, teoricamente, non ne dovrebbero essere soggetti a cambiamenti, tuttavia al momento non c'è una vera e propria certezza in merito e, per saperne di più, bisognerà aspettare la fine di aprile.