Il 2024 sarà (di nuovo) un anno record per le vendite globali di auto elettriche, con gli analisti che prevedono volumi ancora in crescita. Ma ci sono segnali non proprio positivi riguardo alla transizione ecologica. Soprattutto in Europa, dove non mancano i segnali d’allarme.

Partiamo dai dati sulle immatricolazioni. La notizia più preoccupante riguarda il mercato tedesco. La Germania, dopo otto anni di continua espansione, vivrà una contrazione delle vendite di auto elettriche. E se da una parte si sapeva del rallentamento della crescita nel Vecchio Continente, di inversione di tendenza, fino a oggi, non si era parlato.

Tutti i motivi della contrazione

Restando sulla situazione del mercato tedesco, l’associazione nazionale dei Costruttori stima che le immatricolazioni scenderanno del 14% e si attesteranno intorno alle 451.000 unità. I motivi sono da ricercare in tagli ai contributi statali, prezzi delle auto elettriche ancora alti e inflazione.

A questo si aggiungono i ritardi nella crescita dell’infrastruttura di ricarica (le colonnine sono aumentate, ma a ritmo minore rispetto a quanto preventivato) e il parziale dietrofront delle compagnie di noleggio, che stanno riducendo gli acquisti a zero emissioni per le loro flotte. Come Hertz, che sta facendo una parziale marcia indietro

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Si frena anche in Borsa

Germania a parte, l’auto elettrica in Europa vive un momento difficile anche per quanto riguarda le aziende. Renault ha fatto sapere pochi giorni fa che la divisione elettrica Ampere non si quoterà in Borsa. Non per ora, almeno. Motivo? I vertici aziendali lo spiegano così:

“Il Gruppo Renault ritiene che le attuali condizioni di mercato non consentano di portare avanti il processo di quotazione e di soddisfare al meglio gli interessi del gruppo, dei suoi azionisti e di Ampere”.

Insomma: si devono attendere tempi migliori. Ma sembra che anche Volkswagen sia dello stesso avviso. Secondo Bloomberg, il gruppo tedesco starebbe rivedendo le tempistiche della Ipo di PowerCo, l’azienda che produce batterie. Il motivo, come per Renault, sarebbe da ricercare sull’affievolirsi della crescita del mercato delle auto elettriche.

A questo si aggiunge la necessità di valutare al meglio la propria capacità produttiva. Sarebbe controproducente, infatti, debuttare nei mercati azionari e poi affermare di non produrre abbastanza batterie.

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La quotazione, anche in questo caso, non è in dubbio. In dubbio sono tempi e modi per ottenere i risultati migliori. A proposito di tempi: è di poco tempo fa la decisione di Volkswagen di ritardare anche l'arrivo della ID.2, a dimostrazione del fatto che la transizione ecologica ha bisogno di tempo per raggiungere la maturità.

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Fonte: Volkswagen