Il mondo ha sempre più bisogno di batterie, non solo per auto elettriche. Nella loro produzione, però, c'è un grande problema: il litio, ancora oggi di difficile reperimento e le cui attuali riserve potrebbero presto esaurirsi.

Tra i tanti modi che si stanno escogitando per ricavare il prezioso elemento c'è quello della sua estrazione dalla salamoia di scarto della raffinazione petrolifera, ossia l'acqua mista a sali minerali che rimane a seguito della separazione del greggio.

Come gli Stati americani della California e del Nevada, anche l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti presto potrebbero convertire alcuni impianti estrattivi del carburante fossile in impianti chimici per la scissione del litio dall'acqua. Le prime due aziende intenzionate ad iniziare sarebbero Saudi Aramco e l'Adnoc, l'Abu Dhabi National Oil Company.

Il futuro dei big petroliferi

È risaputo che l'economia dell'intera Arabia Saudita per decenni ha fatto affidamento sul petrolio come fonte economica di sostentamento principale: non si tratta certamente di una novità. Non in molti sanno, però, che nel corso degli ultimi anni l'intera regione ha speso miliardi per cercare di trasformarsi in un hub produttivo ed estrattivo di elementi chimici e metalli per batterie.

Questo ambizioso progetto, in particolare, è stato voluto principalmente dal Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, con l'obiettivo di trovare fonti alternative di ricchezza al mero greggio.

Una raffineria Saudi Aramco

In base a quanto riportato da Reuters, un ruolo importante in questa vera e propria rivoluzione potrebbe essere giocato dai leader petroliferi Saudi Aramco e Adnoc, che insieme nei prossimi mesi potrebbero firmare un accordo per provare a estrarre il prezioso elemento necessario a realizzare le batterie dalla salamoia petrolifera di scarto, come in California.

Un processo collaudato

Se non ne avete mai sentito parlare, quello di ricavare il litio dalle acque di scarto dell'estrazione e raffinazione del petrolio non è un processo del tutto nuovo. Da diversi anni, infatti, questa tecnologia è stata messa alla prova da alcune aziende petrolifere statunitensi, per riconvertire i propri ex giacimenti.

Parlando di vantaggi, estrarre il prezioso elemento chimico in questo modo permette di evitare la costruzione di costose miniere a cielo aperto, impegnative anche dal punto di vista ambientale, o di grandi stagni di evaporazione, come già fatto, per esempio, dai principali produttori mondiali in Australia e Cile.

Litio estrazione lago salato Nevada

L'estrazione del Litio da un lago salato in Nevada

Nel frattempo si guarda alla Cina

A valle delle indiscrezioni riportate da Reuters, l'amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha commentato in una conferenza che il gigante petrolifero attualmente sta anche cercando ulteriori opportunità di investimento in Cina, dove, secondo il manager, la domanda di petrolio è ancora in crescita.

Lo stesso Nasser durante la conferenza stampa di presentazione degli utili dell'azienda, ha commentato: "Finora siamo nella prima parte del 2024, la domanda è sana e in crescita in Cina".

A questo punto, dunque, una domanda potrebbe sorgere spontanea: anche il Paese delle auto elettriche per antonomasia sta forse pensando a un piccolo "rallentamento" per quanto riguarda l'elettrificazione di tutti i veicoli?