Era nell'aria da tempo, ma ora è ufficiale: Fisker ha dichiarato bancarotta. Si chiude così la breve avventura del marchio americano, che negli ultimi mesi aveva cercato disperatamente un partner (si dice Nissan) per proseguire la produzione del SUV elettrico Ocean e dare nuova linfa ai suoi progetti.

Stando alla Reuters, Fisker ha presentato istanza di fallimento secondo il Capitolo 11 nel Delaware, dichiarando attività stimate tra 500 milioni e 1 miliardo di dollari e passività comprese tra 100 e 500 milioni di dollari. 

Addio definitivo

La spirale negativa di Fisker è iniziata pochi mesi fa, con la notizia riportata dal The Wall Street Journal, dove si parlava di come la Casa avesse assunto dei consulenti in bancarotta dopo i dati di vendita poco incoraggianti della Ocean. 

Modello di produzione Fisker Ocean

Fisker Ocean

Infatti, dei 10.000 esemplari realizzati dal fornitore austriaco Magna (storico partner di Mercedes), ne sarebbero stati venduti meno della metà. Senza contare i numerosi problemi di affidabilità rilevati dai proprietari e dalle testate specializzate nelle varie prove su strada. 

Nel complesso, in base a quanto raccolto dai media tra aprile e maggio, Fisker avrebbe accumulato un debito da circa 1 miliardo di dollari, col brand statunitense che nelle scorse settimane ha fatto di tutto per provare a ridurre. 

Le mosse disperate

In primis, la Casa ha tagliato in modo importante i prezzi della Ocean, con sconti fino a 24.000 dollari (22.000 euro) sui modelli top di gamma. Questo taglio, però, non ha avuto gli effetti sperati, con Fisker che si è ritrovata a interrompere del tutto la produzione agli inizi di maggio.

Contemporaneamente, sono arrivate le chiusure della sede principale a Manhattan Beach, in California, e della rete di assistenza sul territorio statunitense. A ciò è seguito l'inevitabile taglio del personale (alcune fonti interne hanno parlato di una riduzione del 15%), mentre Business Insider ha successivamente rivelato che il marchio ha mantenuto attive solo le mansioni necessarie alle attività amministrative dell'azienda.

Ora la fine sembra davvero a un passo.

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