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Cosa cambia all'auto elettrica con la vittoria di Trump

The Donald minaccia di cancellare gli obiettivi di elettrificazione e gli incentivi all'acquisto e di imporre nuovi dazi: le previsioni

CM Trump 2
Foto di: InsideEVs

Se siete appassionati di auto elettriche e transizione, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca non è certo una buona notizia. Gran parte delle politiche green del settore, come gli incentivi all'acquisto e i finanziamenti alle colonnine di ricarica, è stata infatti guidata dall'uscente amministrazione Biden.

Il nuovo presidente ha invece giurato di fare tabula rasa dell'opera del predecessore. Ma sarà davvero così? Cosa succede ora che il tycoon si è affiancato a Elon Musk, ceo di Tesla e, dunque, del più grande costruttore al mondo di vetture a batteria??

Il regno del caos

Partiamo da alcune considerazioni. La priorità dell'industria, nei dialoghi con la politica, è una: la certezza normativa. Ecco, all'indomani della chiamata alle urne, quello che manca è proprio la certezza. In una campagna elettorale povera di contenuti e ricca di colpi bassi come il tour sul camion dell'immondizia o la comparsata al McDonald's, è difficile fare previsioni sulle prossime iniziative di Washington.

Trump Rivian
Foto di: InsideEVs

Il tandem Biden-Harris aveva fissato l'obiettivo di portare l'auto elettrica al 50% delle vendite entro il 2030, accompagnandolo con nuove regole contro le emissioni in strada e a favore del risparmio di carburante, pensate per eliminare gradualmente le immatricolazioni dei veicoli termici. Ma adesso la nebbia si addensa, tanto che persino gli esperti non sanno che pesci prendere.

"Una vittoria di Trump porta una grande e immediata volatilità nella politica dei trasporti", spiega John Miller, ricercatore del TD Cowen, intervistato da Automotive News.

Con la maggioranza della Camera ancora in bilico - continua la testata -, non è chiaro se si potranno apportare modifiche significative all'Inflation Reduction Act (Ira, la normativa che ha introdotto i bonus federali da 7.500 dollari, ndr).

Trump, senza il controllo del Congresso, può ancora rivedere le linee guida di attuazione della legge, comprese quelle per il credito d'imposta individuale, il credito d'imposta per i veicoli commerciali e il credito d'imposta per i veicoli puliti usati.

"A seconda di quanto verrà modificato, la revisione al credito d'imposta individuale potrebbe essere molto dannosa per l'industria automobilistica nordamericana", commenta invece Sam Fiorani, vicepresidente delle previsioni globali sui veicoli di AutoForecast Solutions. "Gran parte della domanda di veicoli elettrici è attualmente guidata da questo incentivo, che alimenta i produttori".

Elon Musk, il vero vincitore

In una carriera segnata da grandi e improbabili scommesse, che vanno dalle banche online ad auto elettriche, viaggi spaziali, microchip e chi più ne ha più ne metta, la più grande scommessa del ceo di Tesla ha dato i suoi frutti.

Elon Musk diventa un

Nessuno ha sostenuto Trump più di Elon Musk. Finanziando e gestendo la campagna elettorale in Pennsylvania e facendo da cassa di risonanza di The Donald su X, il boss della Casa ha puntato sullo slogan Make America Great Again per diventare capo di una nuova agenzia governativa volta al taglio delle spese federali. 

Significa che l'auto elettrica ha un inaspettato alleato nello Studio Ovale? Oppure Musk si preoccuperà solo delle leggi sui viaggi spaziali e i veicoli a guida autonoma? Di sicuro c'è che gli azionisti sono contenti. Scrive infatti la Cnn:

All'inizio di mercoledì, gli investitori stavano già scommettendo che la vittoria di Trump sarebbe stata una vittoria anche della principale azienda pubblica di Musk, Tesla (TSLA), facendo salire le partecipazioni del produttore di veicoli elettrici del 12% nelle contrattazioni premercato. Ciò ha fatto salire il valore delle azioni personali di Musk di oltre 12 miliardi di dollari, il che equivale a un ritorno del 10.000% sui 119 milioni di dollari donati a Trump. Ma anche la vittoria di Trump comporta dei rischi per Tesla.

Gran parte dell'enorme patrimonio netto di Musk può però essere ricondotto al sostegno governativo che le sue aziende, come Tesla e SpaceX, hanno ricevuto negli anni. Anche se l'attuale (ancora per poco) vicepresidente Kamala Harris avesse vinto, gran parte del denaro avrebbe continuato a fluire. E se una parte del sostegno governativo per i veicoli elettrici venisse ora tagliato o stoppato, come appare probabile con la vittoria di Trump, la ricchezza di Musk rimarrà intatta. In effetti, Tesla potrebbe trarre vantaggio dalla fine del sostegno governativo ai veicoli elettrici.

[...] Musk ha infatti dichiarato di non essere preoccupato dalla fine del credito d'imposta, perché Tesla lo vede come una manna alle Case tradizionali per entrare nel mercato dei veicoli elettrici e creare più concorrenza.

"Togliete i sussidi. Aiuterà solo Tesla", ha scritto Musk su X a luglio. Con l'aumento della concorrenza, le vendite mondiali di Tesla sono però scese del 2% nei primi nove mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2023. Le vendite e gli utili sono riusciti a migliorare nel terzo trimestre, ma è stata la prima volta che l'azienda ha registrato un tale calo nella sua storia.

Ma il ceo ha probabilmente ragione. Eliminare o ridurre gli sconti a produzione e sviluppo dei veicoli elettrici di General Motors, Polestar, BMW e tante altre Case vorrebbe dire concentrarsi sui motori a combustione interna, lasciando campo libero a Tesla sull'auto a batteria.

 Capitolo dazi

Trump ha promesso pure di imporre dazi su tutti i tipi di merci provenienti dall'estero, comprese le vetture. Proprio l'altro giorno ha minacciato tasse dal 25% al 75% sui prodotti messicani, a meno che il Paese non riduca l'immigrazione negli States.

Costruzione della fabbrica di batterie BMW in Messico

Già Biden ha imposto un tariffa del 100% sui veicoli elettrici made in China, ma ora la situazione potrebbe aggravarsi. Anche per l'Europa. E, intanto, le fabbriche di auto non si potenziano da un giorno all'altro per spingere la domanda interna, costringendo così le Case a un aumento dei prezzi. Scrive la Reuters:

L'amministratore delegato di BMW, Oliver Zipse, ha dichiarato che i potenziali dazi sulle importazioni nell'ambito della presidenza statunitense di Donald Trump potrebbero avvantaggiare la Casa, anche se le azioni sono scese a causa dei timori che il settore possa essere danneggiato dall'escalation delle controversie commerciali.

I timori per i dazi sulle importazioni, minacciati da Trump sulle merci provenienti dall'Unione europea, hanno fatto crollare le azioni di BMW, Volkswagen, Mercedes e Porsche.

Zipse ha cercato di placare i timori dopo aver presentato i risultati sconfortanti del terzo trimestre, sottolineando la forte presenza negli Stati Uniti dell'azienda, che comprende il suo più grande stabilimento a livello mondiale.

Il mercato statunitense rappresenta il 12,9% dei 3,1 milioni di autovetture tedesche esportate nel 2023, rendendolo il principale mercato di esportazione per le Case tedesche. Gli Stati Uniti sono sempre più redditizi per le Case tedesche a causa della forte domanda di SUV di grandi dimensioni e di un passaggio più lento ai veicoli elettrici rispetto all'Europa, che consente loro di vendere un maggior numero di modelli con motore a combustione e un margine di guadagno più elevato.

I precedenti della prima amministrazione Trump dimostrano che "can che abbaia non morde". Ma i soli proclami creano un'incertezza che fa male all'industria.