Trump vince e promette di proteggere Musk: "È un supergenio"
Le azioni Tesla volano. Ma cosa succede all'auto elettrica col tycoon di nuovo presidente?
Donald Trump ha vinto. Tornerà alla Casa Bianca per un secondo mandato, diventando il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America. La vittoria del tycoon, già alla guida del Paese tra il 2017 e il 2021, fa felice Elon Musk, che ha sostenuto il leader del partito Repubblicano esponendosi in prima persona durante questi concitati mesi di campagna elettorale.
Dopo quelle al vetriolo pronunciate in passato, i due hanno speso parole di miele l’uno nei confronti dell’altro. E anche oggi, durante il discorso di ringraziamento, Trump ha definito Musk un “supergenio” e un “individuo speciale”, da tutelare perché “non ce ne sono molti”.
Ma che conseguenze ha quest’amicizia tanto discussa su Tesla e le altre aziende che gravitano intorno a Musk? E cosa succederà ora all’auto elettrica, sostenuta dall’amministrazione Biden, ma spesso criticata proprio da Trump? Cerchiamo di capirlo.
Tesla vola in Borsa
Partiamo da un dato: le azioni Tesla stanno crescendo con percentuali a doppia cifra. La vittoria di Trump fa bene alla Casa guidata da Elon Musk, le cui partecipazioni hanno chiuso ieri a Wall Street con un +3,54% e che oggi fanno un consistente passo in avanti.
Il prezzo negli USA, che nelle contrattazioni “after-hours” aveva toccato un ulteriore +8%, ha aperto con oltre il +13%, seguendo gli andamenti delle Borse di Milano e Francoforte (+13,5-14%). Ma perché le azioni Tesla aumentano se Trump, in più di un’occasione, ha criticato la transizione ecologica e avvertito che taglierà le sovvenzioni sull’auto elettrica, ovvero gli incentivi federali da 7.500 dollari?
E gli esempi si sprecano, perché il tycoon ha messo nel mirino anche l’obiettivo (non vincolante) di portare le vetture full electric e ibride plug-in al 50% del mercato statunitense. Possibile quindi che gli investitori si facciamo condizionare così tanto solo perché c’è stima reciproca tra i due personaggi? Non proprio.
Perché Tesla vuole lo stop ai contributi
Prima di tutto, lo stesso neo-presidente ha recentemente ammorbidito le proprie posizioni, dichiarando: "Sono a favore delle auto elettriche. Devo esserlo perché Elon mi ha sostenuto molto".
Poi c'è da dire che Elon Musk stesso ha spiegato il sostegno a Trump con convinzioni personali. Non c’è motivo per mettere in dubbio queste affermazioni, ma la vittoria dei repubblicani e la loro storica “avversione” verso la mobilità a zero emissioni fanno bene a Tesla perché le consente di mantenere un certo vantaggio sulla concorrenza.
Una casa con Solar Roof e impianto di accumulo Tesla
Tesla ha costruito il proprio successo con le proprie forze e conquistato le proprie quote di mercato giocando d’anticipo e sviluppando un ecosistema legato alla mobilità elettrica che passa le auto, i Supercharger, il fotovoltaico e i sistemi di accumulo. Sono tutti campi in cui la Casa ha investito direttamente.
È chiaro, quindi, che il fatto che le altre Case possano cercare di recuperare il gap sfruttando i consistenti aiuti statali erogati attraverso l’Inflation Reduction Act rende più facile il lavoro per gli altri competitor. O meglio: meno oneroso. Ora, con Trump, questi aiuti potrebbero diminuire. E Tesla potrebbe così restare un gradino sopra gli altri per più tempo.
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