Auto elettrica: perché l’Antitrust indaga su autonomia e batterie
Faro dell’Autorità sulle informazioni pubblicate da BYD, Stellantis, Tesla e Volkswagen: facciamo chiarezza
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) apre quattro istruttorie su BYD, Stellantis, Tesla e Volkswagen per possibili pratiche commerciali scorrette. Al centro delle indagini finiscono le informazioni su autonomia, perdita di capacità delle batterie e limiti alla garanzia degli accumulatori pubblicate sui siti delle Case.
Nel dettaglio, l’Antitrust ipotizza che i costruttori avrebbero “fornito informazioni generiche (e talvolta contraddittorie) sull’autonomia di percorrenza chilometrica dei veicoli elettrici commercializzati, senza chiarire quali siano i fattori che incidono sul chilometraggio massimo pubblicizzato e a quanto ammonti questa incidenza sul chilometraggio effettivo”.
“Inoltre – continua la nota – gli operatori, sempre sui propri siti web, non avrebbero indicato al consumatore in maniera chiara e completa le informazioni sulla perdita di capacità delle batterie che deriva dall’uso normale delle vetture, né le condizioni/limitazioni applicate alla garanzia convenzionale sulle batterie”.
Le pratiche, quindi, rappresenterebbero una violazione del Codice del Consumo.
Un problema noto
Va detto che le autonomie dichiarate per i veicoli elettrici sono straordinariamente ottimistiche un po' per tutti i costruttori. Nella maggioranza dei casi il delta consumo dichiarato/reale raggiunge il 20-30%, come noi stessi rileviamo ogni anno attraverso il nostro super test di autonomia nel traffico del Grande Raccordo Anulare (GRA) di Roma.
Ma perchè la discrepanza è così importante? La responsabilità principale è del ciclo di omologazione europeo cosiddetto WLTP (Worldwide Harmonized Light Vehicles Test Procedure), che prevede delle condizioni di test particolarmente favorevoli o comunque poco realistiche. Tanto per capirci, le prove si svolgono su un banco a rulli per 30 minuti con una temperatura media di 23° C. E, come se non bastasse, durante la prova si mantiene il climatizzatore spento.
Diverse Case automobilistiche, dal canto loro, commettono un altro errore. Con l’intento di tranquillizzare il potenziale cliente rispetto all’ansia d’autonomia, nelle comunicazioni pubblicitarie citano il dato di consumo e di autonomia più favorevole, che è solitamente quello registrato nel ciclo di omologazione WLTP cittadino.
Accade così di leggere annunci, pubblicità o siti web che promettono “Fino a 600 km di autonomia” per auto che in autostrada ne riescono a percorrere 300. Ovviamente c’è sempre un asterisco e una nota che puntualizza a quale ciclo di omologazione si riferisce il dato, ma pochi lo leggono e si rischia di gonfiare pericolosamente le aspettative del cliente.
BYD Atto 2
Fiat Grande Panda
Tesla Model Y Juniper
Volkswagen ID.3 GTX
I commenti delle Case
L’Autorità ha già svolto ispezioni nelle sedi italiane di BYD, Stellantis, Tesla e gruppo Volkswagen. “No comment” è la posizione espressa da BYD, Volkswagen e Tesla, mentre Stellantis fa sapere di “aver collaborato pienamente ieri con il personale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, presente a Torino insieme al personale del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, e di aver fornito le risposte, le informazioni e le documentazioni necessarie in merito all’oggetto dell’indagine”.
“Stellantis Europe S.p.A. è convinta di aver fornito risposte adeguate, precise ed esaustive alle domande poste dai funzionari presenti a Torino e continuerà a collaborare per approfondire ogni ulteriore aspetto rilevante relativo all’oggetto dell’indagine.
Stellantis pone al centro di tutte le proprie attività le esigenze e la soddisfazione dei propri clienti e ritiene che l’istruttoria in corso potrà confermare tale circostanza”.
Fonte: Agcm
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