Dazi: per l'auto americana è corsa contro il tempo (tranne Tesla)
Per le aziende americane si prospettano tempi bui, mentre Elon Musk si dice pronto ad affrontare i cambiamenti
La questione dazi continua a far tremare il mercato americano (e non solo). A meno di una settimana dal varo di nuovi dazi su diverse componenti automotive, previsto per il 3 maggio, molte aziende americane iniziano a fare i conti con quella che dovrebbe essere una sorta di rivoluzione in termini di produzione, ma che di fatto potrebbe trasformarsi in un suicidio commerciale.
Preoccupazione generale
La volontà di creare una filiera produttiva nazionale nel settore dell'automobile non è una novità dell'amministrazione Trump. Già Biden, con l’Inflation Reduction Act, aveva tentato di muovere il mercato interno in questa direzione. Ora, con questi nuovi dazi, Trump intende (probabilmente) dare un'accelerata a questo processo, ma il problema è che un cambiamento così profondo nell'industria automobilistica locale richiede un lasso di tempo che molto probabilmente va ben oltre il mandato dello stesso Trump.
Fabbriche auto USA
L’attuazione rapida dei dazi non lascia alle Case e ai fornitori il tempo necessario per consolidare la catena di fornitura domestica che dovrebbe affrancarsi dalla dipendenza dalla Cina, perché al momento mancano sia le fabbriche, sia una filiera consolidata. Se a tutto questo si aggiungono poi le ritorsioni della Cina che le aziende devono affrontare, ecco che gli ingredienti per un possibile disastro ci sono tutti.
Secondo un’analisi di IDTechEx, 37 dei 54 modelli elettrici e ibridi plug-in venduti negli Stati Uniti nel 2024 sono realizzati sfruttando componenti provenienti da fornitori esterni a Stati Uniti e Canada per oltre metà delle parti. E 14 di questi non contenevano alcun componente americano o canadese.
Voce fuori dal coro
Ma in questo scenario così drammatico, c'è chi sembra risentirne meno. Nel corso della presentazione degli utili del primo trimestre 2025, Elon Musk si è espresso sul tema dei dazi, sostenendo che Tesla è pronta ad affrontare qualsiasi tipo di cambiamento. Il ceo, infatti, ha sottolineato che già da anni sta lavorando sulla supply chain del brand, per renderla quanto più "domestica" possibile.
Tesla e i dazi
Ma questo potrebbe non bastare. Buona parte di questa catena di approvvigionamenti, infatti, oggi fa molto affidamento su Messico e Canada. Proprio quest'ultimo sarà soggetto dal 3 maggio a una nuova tornata di dazi. Insomma, la strategia di Tesla e i rapporti stretti di Musk con Trump, secondo alcuni analisti, potrebbero aiutare il marchio più di altri ad affrontare questa sfida, ma in generale, si prospettano tempi bui per tutti.
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