Secondo i giovani cinesi, le auto europee sono da boomer
Il fascino di una volta non basta più: ora gli automobilisti vogliono smartphone su ruote. E la Cina è molto avanti
C’è stato un tempo in cui comprare un’auto tedesca in Cina significava scegliere il massimo della qualità. Gli automobilisti acquistavano modelli progettati con cura maniacale, più costosi ma anche più solidi, con quel “tonfo” alla chiusura della portiera e una sensazione generale di premium.
Oggi lo scenario è cambiato. Nel Paese del Dragone, le Case occidentali non godono più del vecchio prestigio. Gli automobilisti cinesi più giovani, che un tempo consideravano i marchi tedeschi il top, vedono le auto occidentali come “marchi da genitori”.
È questa l’espressione che il CEO di Volkswagen China, Robert Cisek, ha pronunciato per descrivere il clima in un’intervista alla Reuters. I giovani interessati a un nuovo veicolo elettrico non cercano più la tradizione incarnata dal logo BMW o dallo storico marchio Buick: vogliono innovazione e tecnologia, elementi che i costruttori tradizionali non sono riusciti a offrire abbastanza rapidamente.
Servono smartphone su ruote
Per anni, molti marchi occidentali si sono adagiati sui buoni risultati commerciali, mantenendo cicli di prodotto lunghi — spesso superiori ai 5 anni — e aggiornamenti limitati tra un modello e l’altro. L’innovazione c’era, ma procedeva lentamente. Nel frattempo, i costruttori cinesi si preparavano a superare l’offerta.
Negli ultimi 10 anni, la Cina ha accelerato in modo impressionante nello sviluppo dell’industria automobilistica, raggiungendo livelli molto elevati sia in termini di produzione, sia in termini di qualità. Come ha sintetizzato Tu Le di Sino Auto Insight:
“La gallina dalle uova d’oro di Detroit non è più al sicuro”.
Il cambiamento nelle preferenze dei consumatori è evidente anche sul piano storico. Quando Volkswagen partecipò al suo primo Salone a Shanghai nel 1985, il pubblico locale rimase impressionato persino dalla qualità dei materiali promozionali. Oggi per riconquistare terreno non bastano più brochure patinate.
Dopo aver dominato a lungo il mercato delle auto a combustione, gruppi come quello tedesco si trovano a inseguire, in un contesto in cui oltre 1 auto nuova su 4 è completamente elettrica.
Chi sta vincendo
A guadagnare terreno sono aziende come BYD, Geely e Xiaomi, che conquistano clienti un tempo fedeli ai marchi tedeschi o americani. Brand storici ne stanno risentendo: le vendite di Buick in Cina si sono più che dimezzate dal 2017, mentre Volkswagen ha registrato un calo nello stesso periodo di circa il 27%.
Gli incentivi di Pechino hanno favorito l’ascesa dei marchi locali nei segmenti più economici, con modelli elettrificati disponibili anche a partire da circa 7.000 euro. Ma la competizione non si è fermata al prezzo. Le aziende cinesi hanno spostato l’attenzione sul rapporto qualità-prezzo, integrando tecnologie avanzate in auto che assomigliano sempre più a “smartphone su ruote”.
“La guerra dei prezzi si è trasformata in una guerra sul valore”, ha dichiarato Bo Yu di JATO Dynamics.
E non si tratta più solo del segmento entry-level. Gli stessi produttori cinesi stanno ora puntando ai marchi premium europei. In occasione del Salone dell’auto di Pechino, la Cina mostra tecnologie e livelli costruttivi che fino a pochi anni fa erano dominio quasi esclusivo di BMW, Mercedes e Porsche.
Un esempio è la Zeekr 8X, capace di sollevare leggermente la carrozzeria prima di un impatto per proteggere gli occupanti. Oppure le nuove batterie LFP di CATL, che promettono ricariche fino all’80% in meno di 4 minuti.
I costruttori cinesi stanno ora espandendosi a livello globale, una prospettiva che potrebbe mettere in difficoltà i marchi tradizionali, soprattutto quelli legati a strategie basate su margini elevati piuttosto che sui volumi. BYD, ad esempio, prevede che fino alla metà delle proprie vendite possa provenire dai mercati esteri.
Quel che accadrà in futuro non è ancora chiaro. Ma una cosa è certa: le regole del gioco sono cambiate.
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