La ricetta dell'Hydrogen Transition Summit per l'industria e per l'auto, fatta di investimenti, infrastruttura e standardizzazione

L’idrogeno – e soprattutto l’idrogeno verde – può essere uno strumento fondamentale per la riduzione delle emissioni e il conseguimento degli obiettivi in tema di lotta al cambiamento climatico. Il tema è stato affrontato durante l’Hydrogen Transition Summit, l'evento organizzato nei giorni scorsi da Climate Action.

Esperti di settore, tecnici e investitori hanno provato a tracciare una fotografia del panorama attuale, tra criticità e opportunità sia in campo industriale sia in campo automotive. Nel corso della manifestazione si è posto l’accento sulle principali criticità per la diffusione dell'idrogeno e i possibili rimedi.

I tre ostacoli all’idrogeno

Con un potenziale ancora inespresso, infatti, l’idrogeno non riesce a farsi spazio principalmente per tre motivi:

  • Carenza di infrastrutture
  • Carenza di attrattività nei confronti di possibili investitori
  • Carenza di standard unici
Hyundai Nexo

Il primo problema riguarda come detto la carenza di infrastrutture. L’unico modo per superare questo ostacolo è rappresentato da partnership tra enti pubblici e soggetti privati che possano attrarre investimenti e contribuire ad una rete di produzione e distribuzione che renda l’idrogeno prima di tutto accessibile. Il problema, però, è più complesso di così.

Secondo Shiva Dustdar, a capo della divisione Innovation Finance della Banca europea degli investimenti, “gli istituti di credito non sono attratti dai progetti sull’idrogeno. Troppo spesso non ne percepiscono i reali benefici e non riescono a valutare quanto siano effettivamente realizzabili”. Per questo motivo bisogna lavorare sull’informazione. Così da attrarre capitali e favorire lo sviluppo di tecnologie. 

Hyundai Nexo

Un altro aspetto che deve essere affrontato se si vuole agevolare la diffusione dell’idrogeno riguarda la definizione di procedure e componentistica standardizzate. Senza la possibilità di rendere compatibili i vari progetti sull’idrogeno, a prescindere dal campo di applicazione, sarà sempre complicato adottare questa tecnologia su larga scala.

Hyundai spiega l’auto fuel cell

All’Hydrogen Transition Summit si è parlato di idrogeno in ogni suo campo di applicazione. Non poteva mancare quindi un rappresentante dell’industria automotive, che su questo tipo di alimentazione lavora da ormai da 30 anni. E se c’è chi crede che l’auto a fuel cell non avrà futuro, c’è anche chi, come Hyundai, è convinta che possa rappresentare una valida alternativa alle elettriche a batteria.

Lo spiega Sae Hoon Kim, vice presidente della Casa coreana e a capo del Fuel Cell Centre: “L’idrogeno e le auto elettriche rappresentano un grande opportunità nella lotta al cambiamento climatico. La tecnologia fuel cell è ormai pronta a scendere in strada. La studiamo dagli Anni ’90 e nel 2000 abbiamo messo in commercio la nostra prima auto a idrogeno, la Santa Fe. Poi, con la seconda generazione della nostra tecnologia abbiamo presentato la Nexo, che ha fatto dei passi in avanti enormi”.

Fuel Cell, come funzionano

L’importanza dell’ecosistema

Sae Hoon Kim ha spiegato come la tecnologia fuel cell sia ancora giovane e possa essere migliorata enormemente in futuro. La prossima generazione di veicoli a idrogeno avrà prestazioni rivoluzionarie, e sarà sempre più competitivo anche dal punto di vista economico.

Ma l’impegno Hyundai non si limita ai modelli fuel cell, oltre alle auto (e al camion H2 Xcient) la Casa ha creato la divisione Hydrogen Mobility con la quale si dedica a progetti volti a creare un ecosistema completo. Lo fa ad esempio in Svizzera, dove ha dato vita ad una joint venture con il fornitore di energia elvetico H2 Energy per diffondere la mobilità a idrogeno in tutto il paese.

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