Lo sviluppo dei propulsori delle auto elettriche si interseca sempre di più con le questioni geopolitiche: ecco cosa sta succedendo

A volte più piccoli di un mazzo di carte, i magneti permanenti sono uno degli ingredienti chiave dei motori delle auto elettriche. P,r produrli servono metalli preziosi e terre rare, materie prime critiche al centro di un mercato in cui la Cina controlla addirittura il 90% di tutta l’offerta globale.

La provenienza di questi elementi, sommata alla crescita della loro domanda, sta portando gli analisti a lanciare un allarme: fra qualche anno, le scorte, soprattutto di neomidio, potrebbero scarseggiare. E le Case auto si stanno già muovendo per trovare delle alternative.

Adattamenti

A spingere i costruttori verso nuove idee per muovere i veicoli a batteria ci sono anche le forti oscillazioni dei prezzi e le preoccupazioni per la sostenibilità delle estrazioni. Fra gli innovatori troviamo ad esempio Nissan, che ha dichiarato alla Reuters che sta eliminando le terre rare dal motore del SUV Ariya.

BMW iX3 (2021) nella prova

La stessa cosa è successa con la iX3, in casa BMW. La Casa di Monaco sta operando una generale riprogettazione dell’unità di azionamento per combinare motore, elettronica e trasmissione all'interno di un unico modulo che permetterà di ridurre ingombri e peso. Renault invece le terre rare le ha già eliminate. Lo ha fatto sulla Zoe, che vanta comunque quasi 400 km di autonomia.

I doppi motori

Anche Volkswagen e Tesla si stanno muovendo sul fronte dei motori elettrici. Elon Musk ha iniziato nel 2019 a "combinare" i propulsori delle Model S e X, entrambe sempre "dual motor" e ora spinte da un'unità con magneti di terre rare e una senza: il primo è più efficiente, il secondo, a induzione, ha maggiore potenza. Le cose stanno andando in modo molto simile dalle parti di Wolfsburg, che utilizza entrambi i tipi di motore sulla ID.4.

Diversa la ricetta di Toyota, che continua a usare i magneti permanenti, ma ha ridotto l’uso delle terre rare. C’è poi il caso del produttore di componenti Mahle, che ha sviluppato un motore senza magneti con prestazione da record. Ma queste Case non sono le uniche a sperimentare nuove strade.

Impianto elettrico solo SAIC Volkswagen ad Anting, in Cina

Cina temeraria

Analizzando i dati di vendita, la società di servizi JATO Dynamics ha rilevato che i costruttori che rappresentano il 46% delle immatricolazioni nel 2020 hanno pianificato o ridotto i magneti dalle proprie vetture.

Le cose continuano ad andare diversamente in Cina. Un funzionario del settore auto locale ha spiegato all’agenzia di stampa britannica che, se la possibile guerra commerciale con gli Usa si risolverà, il Dragone sarà capace di “soddisfare pienamente le esigenze dell’industria automobilistica mondiale”. Così Pechino lancia altri segnali ai rivali degli Stati Uniti.

Come funzionano

I motori a magneti permanenti sono considerati i più efficienti per le auto elettriche. Questo perché, a differenza dei motori a eccitazione separata, formati da un elettromagnete che genera un campo magnetico, i propulsori a magneti non usano energia elettrica per creare il campo magnetico.

Secondo IHS Markit, l'uso di motori elettrici senza terre rare sarà quasi otto volte maggiore entro il 2030, ma i motori a magneti permanenti continueranno a farla da padrone per tutto il decennio.