“Un nuovo inizio per l’Italia e un’importantissima opportunità per il futuro”. In uno scenario difficile come quello attuale, è un sollievo assistere a slanci di ottimismo per progetti che promettono di sposare sostenibilità sociale e ambientale. È il caso di Italvolt e del suo fondatore e ceo, Lars Carlstrom, che agli Electric Days 2022 ha fatto il punto sui progressi della Gigafactory che la società vuole costruire a Scarmagno, vicino Torino, nell’area industriale ex-Olivetti.

Un’iniziativa titanica - parliamo di uno stabilimento di oltre 450.000 metri quadri - che il manager ci ha raccontato con l’entusiasmo di chi è convinto della propria idea, portata avanti con un partner d’eccezione, Pininfarina, a cui spetta il compito di trasformare questi (storici) 75 ettari in disuso in un polo industriale all’avanguardia sotto tutti gli i punti di vista.

Sostenibilità a 360 gradi

“L’Italia è in una posizione ideale, qui possiamo costruire le batterie indispensabili per l’industria automobilistica nazionale ed europea”, spiega Carlstrom nell’intervista, disponibile in video in versione integrale, sottolineando che a suo avviso “le Gigafactory devono essere costruite in aree dove possono creare un impatto positivo. Non ha senso farle in aree metropolitane quando si può andare a creare valore in zone limitrofe, esterne alle città, realizzando anche altre attività come la nostra ‘Accademia delle Batterie’, dove formeremo le persone per entrare direttamente nel mondo del lavoro”.

Un aspetto, quello della sostenibilità sociale, su cui il numero uno di Italvolt punta molto:

“Potremo aiutare molti giovani. Questo cambierà radicalmente le opportunità lavorative nell’area. C’è poi tutta una serie di progetti sociali nei quali saremo coinvolti. La nostra Gigafactory potrà occupare circa 3.000 addetti e poi ci saranno anche tutta la supply chain e i servizi. Il Piemonte è l’area che beneficerà maggiormente di questo impatto positivo, ma sicuramente nasceranno opportunità in grado di vivacizzare l’economia anche in altre zone del Paese”.

Partenza in accelerazione

Il cronoprogramma per avviare la produzione entro fine 2024 è serrato, ma Carlstrom sembra vivere questa corsa con grande serenità, senza neanche lo spauracchio della burocrazia che pure in passato ha respinto tanti imprenditori stranieri.

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“Lavorare in Italia non è più complicato che in altri Paesi, il problema è che a volte si pensa in piccolo, mentre bisognerebbe abbracciare l’idea di progetti di ampio respiro. Noi abbiamo collaborato bene e abbiamo avuto grande sostegno dalle istituzioni locali, il che ci ha consentito anche di abbreviare i tempi rispetto alle aspettative.

Abbiamo potuto dare una forte accelerazione al progetto per arrivare alla produzione per la fine del 2024. Inizieremo le attività sul campo all’inizio dell’anno prossimo. Cominceremo la demolizione per partire immediatamente con la ricostruzione. Dobbiamo essere veloci anche per sostenere l’industria dell’auto che ha un urgente bisogno di batterie”.

Lars Carlstrom e Giovanni de Niederhäusern in collegamento agli Electric Days 2022

Un edificio “vivo”

Smarcato il tema autorizzativo, uno stabilimento così vasto e articolato presenta inevitabilmente delle grandi sfide anche dal punto di vista architettonico. A maggior ragione se tra i punti chiave del progetto c’è la massima integrazione con il territorio e con la comunità. E qui diventa indispensabile il contributo di un’eccellenza come Pininfarina, illustrato dal senior vice presidente Architecture, Giovanni de Niederhäusern.

“Una delle maggiori sfide è immaginare un edificio che possa seguire l’evoluzione tecnologica del settore. In un impianto simile possono esserci diverse tecnologie di produzione, che possono anche variare molto rapidamente negli anni. Come Pininfarina portiamo una competenza che si chiama design for manufacturing, che vuol dire ragionare l’edificio come un oggetto organico che possa essere facilmente aggiornato e modificato nel tempo, principalmente attraverso tecnologie di produzione on site.

C’è poi tutto il tema della sostenibilità. Abbiamo parlato di sostenibilità sociale, che sicuramente è uno dei cuori del progetto, ma anche la sostenibilità ambientale è ovviamente centrale. Cercare quanto più possibile da un lato di ridurre i consumi energetici, massimizzare la produzione da fonti rinnovabili, ma anche mitigare situazioni ambientali critiche precedenti. Siamo in un sito industriale esistente e in questo senso Italvolt andrà a migliorare lo stato pregresso. E c’è anche già la previsione di un piccolo impianto dedicato al riciclo e riuso delle batterie.

La volontà di Lars poi è anche quella di restituire spazi alla comunità. Abbiamo circa 160.000 mq di aree verdi che saranno restituite alla città. Dico restituite perché prima facevano parte del polo industriale Olivetti”.

Ripartire dalla sostenibilità

Riavvolgendo il nastro degli ultimi mesi, infine, quali sono stati i passaggi più critici per il progetto? Lo spiega Carlstrom:

“Sicuramente il lancio è stata una grande sfida, in tanti hanno sollevato dei dubbi e molti inizialmente non hanno compreso come si potesse realizzare un progetto di questo tipo. La green industrialization a cui puntiamo ha grandi opportunità di reperire fondi e finanziamenti, è un’occasione mai vista negli ultimi 100 anni, non possiamo paragonarla all’industria del passato.

Bisogna saper pensare positivo e vedere le grandi possibilità per l’Italia legate al nostro progetto. Apriremo la strada anche ad altre attività nel settore green che possono davvero cambiare questo Paese, portandoci fuori da una situazione sicuramente molto sfidante verso un futuro migliore”.

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