Non c'è da stupirsi che Nissan sia considerata la pioniera delle auto elettriche moderne: la storia della Casa di Yokohama è disseminata di esperimenti sui veicoli a batteria sin dal dopoguerra, anche se è all'inizio degli Anni '70 che risalgono i risultati più sorprendenti.

Nel 1973, infatti, la Casa presentò due prototipi molto interessanti, chiamati EV4 P ed EV4 H, ben diversi dagli altri studi sull'elettrico visti fino ad allora sia nella forma sia nei risultati, specialmente in tema di autonomia.

Uno sforzo collettivo

Il fatto che quelli e altri studi sulla propulsione elettrica si siano concentrati in quel decennio non è casuale: nel 1971 il Giappone varò, infatti, un progetto nazionale per sviluppare la propulsione elettrica che coinvolse costruttori, fornitori e istituti di ricerca.

In questo clima di forte interesse, Nissan concepì e realizzò nel giro di un paio di anni i due prototipi in questione, che andavano in una direzione insolita già nella configurazione di base: non berline o minicar essenziali e leggere, ma due furgoncini con ampio pianale di carico che oltre ad avere lo spazio necessario per le batterie, potevano mostrare anche il vero potenziale della trazione elettrica.

Entrambi avevano una moderna struttura in alluminio abbinata però a sospensioni e sistemi frenanti convenzionali per l'epoca, con balestre posteriori, barre di torsione anteriori e freni a disco. Interessante il design, soprattutto sul primo prototipo EV4-P che aveva linee quasi avveniristiche, mentre il secondo prototipo EV4-H, il più avanzato tecnicamente, tornò a un design più ordinario. La portata utile era di circa 1.000 kg.

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Nissan EV4-P

Al piombo o "Ibride"

L'aspetto più interessante era tuttavia nella tecnologia propulsiva: entrambi avevano un motore posteriore a sbalzo da appena 27 kW di potenza alimentato però da pack batterie differenti, tutti posizionati tra i due assi secondo un'architettura molto vicina a quella moderna.

Nissan EV4-P
Schema del Nissan EV4-P
Nissan EV4-H
Schema del Nissan EV4-H

EV4-P, come può suggerire il nome, utilizzava batterie al piombo-acido, mentre la variante H o "Hybrid" si distingueva per l'impiego di due differenti tipi di batterie, uno sempre al piombo-acido e uno con accumulatori zinco-aria, che venivano coordinati da un sofisticato sistema di gestione con rigenerazione in frenata.

Questo sfruttava le caratteristiche migliori delle due diverse chimiche, utilizzando quelle al piombo, dal rendimento più elevato, per le prestazioni e quelle allo zinco, dalla migliore densità energetica, per aumentare la percorrenza nella marcia a regime costante.

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Nissan EV4-H

Molta strada, ma vita breve

L'esperimento riuscì soltanto a metà: i due furgoncini avevano infatti prestazioni piuttosto modeste, almeno quanto a velocità massima, che toccava a malapena i 90 km/h. In compenso, lo 0-100 (rispettivamente in 6,9 e 4,9 secondi) non era niente male, mentre l'autonomia risultò addirittura sorprendente, con circa 300 km per EV4-P e poco meno di 500 km per EV4-H.

Furono presumibilmente i costi, elevati per un'industria non ancora sviluppata a dovere, a decretare la fine dell'esperimento. Tuttavia, le cronache riportano che uno dei prototipi fece in tempo a sottoporsi alle prove di crash test, un esame che di solito indica la volontà di arrivare alla produzione in serie.

Fotogallery: I prototipi Nissan EV4-P ed EV4-H del 1973