Le emissioni per il trasporto delle auto saranno “tassate”. E ora?
Dal 2024 le compagnie di spedizioni “pagheranno” le emissioni delle loro navi. Potrebbero aumentare i listini delle auto di Cina e USA
L’Emission Trading System europeo diventa ancora più rigido. Secondo la Reuters, dal 2024 saranno incluse nel sistema anche tutte le compagnie di navigazione, anche quelle che si occupano di trasportare veicoli.
Queste aziende dovranno acquistare i “crediti europei per il carbonio” per coprire (inizialmente) il 40% delle loro emissioni. La quota sarà successivamente alzata al 70% nel 2025 e al 100% nel 2026.
Le conseguenze riguarderanno anche l'auto, ma non tutte le Case saranno "colpite" in misura uguale. Nel mirino dell'Unione Europea ci sono anche i marchi cinesi, sebbene siano già corsi ai ripari.
Cos’è l’ETS
Prima di tutto: che cos’è questo meccanismo? Il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas serra (più semplicemente conosciuto come “ETS”) è attivo dal 2005 e, in pratica, fissa un tetto massimo alle emissioni di diverse attività industriali. Chi supera questo valore può “acquistare” o “scambiare” delle quote dalle aziende più virtuose, con il limite che viene abbassato progressivamente nel tempo.
Allo stesso tempo, col passare degli anni viene ridotto il numero di quote disponibili sul cosiddetto “mercato del carbonio”, obbligando le industrie a trovare metodi più efficienti e meno inquinanti per proseguire nella loro attività.
Finora, le compagnie di navigazione erano state escluse, ma dal 2024 la situazione sarà destinata a cambiare. Ad essere soggette al sistema saranno tutte le navi che bruciano non solo il classico carburante marittimo, ma anche tutte quelle a GNL.
La regola verrà applicata a tutti i trasporti all’interno dell’Unione Europea e verrà incluso anche il 50% delle emissioni di viaggi internazionali che iniziano o terminano nel Vecchio Continente.
Quali effetti
Peter Liese, tra i principali promotori della proposta, ha dichiarato che il provvedimento “migliorerà la situazione climatica europea riducendo anche l’inquinamento nelle città vicine ai fiumi e alla costa”. Paradossalmente, la legge trova d’accordo anche le compagnie di navigazione, tra cui il colosso Maersk, che da tempo si sta impegnando per provare a ridurre il più possibile le emissioni della sua flotta.
Fin qui, le notizie sono solo positive (l’ambiente e la qualità dell’aria sicuramente ringrazieranno, almeno nel lungo periodo), ma che effetti ci saranno sull’industria dell'auto?
È difficile pensare che le compagnie di trasporti rinnoveranno dall’oggi al domani le loro navi ed è quindi probabile che ricorreranno all’acquisto di crediti per compensare le proprie emissioni.
Nel frattempo, inizieranno forti investimenti (soprattutto tra le compagnie più grandi, mentre quelle piccole potrebbero non farcela) per aggiornare la flotta con navi più moderne e per ridurre l’impatto della misura, soprattutto dal 2026 in poi.
Inevitabilmente, queste spese saranno “scaricate” sui costi di trasporto dei beni, tra cui le auto. È vero anche che questa voce di spesa è minima per tante Case, anche perché oggettivamente sono poche quelle che utilizzano il trasporto navale. È probabile che l’impatto maggiore si avrà su quei modelli prodotti negli Stati Uniti e in Cina (non quelli in Giappone e Corea, visto che diversi marchi di questi Paesi hanno degli impianti in Europa).
L’effetto finale, quindi, sarà quello di listini più cari. Ma se è vero che le auto prodotte negli USA non perderanno molta appetibilità (si pensi alle BMW di alta gamma prodotte a Spartanburg, in South Carolina, il cui già elevato prezzo di listino non verrà “rivoluzionato” da questo possibile ulteriore incremento), il discorso è diverso per le auto cinesi.
In questo caso, le nuove spese di trasporto potrebbero rendere un po’ meno appetibili alcuni modelli in Europa, col prezzo di listino che rappresenta una delle principali leve di marketing dei brand del Dragone.
La Cina si muove
I brand cinesi non stanno comunque a guardare. BYD e SAIC hanno anticipato i tempi creando una propria flotta di navi mercantili (come già fatto da Toyota e Hyundai per il mercato asiatico) per abbattere ulteriormente i costi e - forse - prepararsi a questa mossa dell'Unione Europea.
Ad esempio, BYD ha ordinato sei imbarcazioni da 7.700 container per un totale di 710 milioni di dollari, mentre SAIC ne ha acquistata sette da 8.900 container. E a questo elenco potrebbero aggiungersi presto anche NIO e Chery.
La misura europea impatterebbe comunque le operazioni dei marchi, ma è chiaro che "facendo da sé" le Case auto eviterebbero di passare attraverso società specializzate risparmiando notevoli risorse.
Fonte: CleanTechnica
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